Quaderni Monotematici
IL MISTERO DEL DOLORE MENTALE: LA DEPRESSIONE IERI, OGGI, SEMPRE

IL METODO HOFFMAN


SOMMARIO: L’Hoffman Quadrinity Process è un programma di educazione esperienziale per adulti. La ricerca attuale dimostra la sua efficacia, nel breve e nel lungo termine, sia rispetto diversi disagi psichici (tra i quali problematiche depressive), sia rispetto vari indici di benessere psichico e fisico.
In questo articolo proponiamo una riflessione sugli aspetti del metodo Hoffman che riteniamo “terapeutici” rispetto i disturbi depressivi, prendendo in considerazione i sintomi dell’episodio depressivo maggiore del DSM IV. In seguito esponiamo brevemente le teorie di personalità a cui il metodo Hoffman si ispira nell’affrontare il disagio psichico.
Infine presentiamo alcune considerazioni circa l’utilità di questo programma educativo anche a fini di formazione professionale, non solo quindi per il paziente depresso, ma anche per il professionista che lo cura.


IL METODO HOFFMAN COME PROGRAMMA COMPLEMENTARE PER I DISTURBI DEPRESSIVI

Silvia Pegoraro
Psicologa, psicoterapeuta,
libera professionista

Daniela Wenger Uslenghi
psicologa
insegnante del metodo Hoffman
socia fondatrice Istituto Hoffman Italia

L’Hoffman Quadrinity Process – www.quadrinity.it - è un programma di educazione esperienziale per adulti. La sua durata è di otto giorni intensivi in struttura residenziale. E’ un programma olistico, nel senso che prende in considerazione tutte e quattro le dimensioni dell’Io – vale a dire l’aspetto razionale, quello emozionale, il corpo e lo spirito – in un percorso abilmente strutturato. L’apprendimento attraversa tutti gli aspetti dell’Io, con una conseguente esperienza forte e profonda di integrazione. Sebbene la ricerca attuale ne dimostri i benefici terapeutici, il metodo Hoffman non è né una terapia né un trattamento medico. I partecipanti vengono soprattutto per trovare una crescita personale, un sapere trasformazionale e un cambiamento positivo nell’esperienza di vita quotidiana.

Il metodo applicato è stato sviluppato e perfezionato in più di trent’anni di studio. Durante questi anni, abbiamo potuto rilevare che il metodo Hoffman è di fatto compatibile con tutte le forme di pratica spirituale o religiosa e con tutti i principali trattamenti medici e psicoterapeutici. Esso è complementare piuttosto che contraddittorio rispetto ad altri metodi di cura e di cambiamento personale.

Il metodo Hoffman condivide il presupposto che i comportamenti problematici persistenti, gli umori e gli atteggiamenti dell’età adulta abbiano radice nelle esperienze e nei condizionamenti dell’infanzia e che, finché tali condizionamenti non siano stati compresi e risolti, continuino a influenzare negativamente la nostra vita e le nostre attività. L’originalità di Hoffman Quadrinity Process sta nel metodo applicato, nell’approccio trasformativo globale e nel considerare l’unicità dell’individuo.

Il programma ha luogo in un ambiente protetto e di sostegno, con insegnanti professionalmente preparati che conducono – con rispetto, integrità e interesse amorevole – i partecipanti attraverso vari livelli di lavoro: dapprima ci sono la consapevolezza del dolore, l’espressione del risentimento e della rabbia; in seguito, la comprensione più profonda di se stessi e degli altri, la compassione e il perdono. Per quanto si svolga in una situazione di gruppo, si tratta essenzialmente di una indagine in se stessi, accelerato e supportato dall’energia del gruppo. La crescita e il cambiamento personale dei partecipanti è intensificata dall’imparare l’uno dall’altro, poiché si entra in contatto con l’universalità dell’esperienza umana. Testimoni l’uno dell’esperienza e della crescita altrui, imparano a conoscere le proprie proiezioni e i propri transfert.
L’esito più immediato di questo percorso interiore è un’accresciuta fiducia in se stessi e un riconquistato entusiasmo verso la vita.

Per quanto riguarda la metodologia usata, è presente una combinazione unica di tecniche comprovate, tra cui l’auto indagine, le visualizzazioni guidate, il diario e il lavoro catartico, le tecniche di gestalt e lo psicodramma.

Il metodo Hoffman è ideale per chi cerca un cambiamento rapido o ha necessità di capire le ragioni per cui resiste al cambiamento. Per avere la certezza che la persona ne possa trarre beneficio, è necessario essere ragionevolmente sicuri che abbia una sufficiente forza interiore per portare avanti il lavoro, che abbia scelto autonomamente di intraprendere questo percorso e che sia consapevole del proprio malessere o del proprio bisogno.
Questi aspetti caratterizzano la selezione iniziale degli utenti e portano all’esclusione di alcune forme psicopatologiche e di particolari situazioni contestuali (ad esempio contesto coatto). Per alcuni utenti, con storie o problematiche particolari, riteniamo sia necessaria una valutazione accurata congiuntamente agli altri professionisti impegnati nella cura.


L’efficacia del metodo Hoffman

Recentemente sono stati presentati i risultati di una ricerca volta a verificare l’efficacia del metodo Hoffman presso i seguenti congressi di professionisti: “The society for Research in Adult Development”, “The Western Psychological conference” e “The American Psychological Association National Convention”. La ricerca, elaborata e condotta da Levenson e Aldwin presso l’Università della California di Davis, intendeva misurare tre categorie di variabili: effetti su indici negativi (depressione, ansia, suscettibilità interpersonale, ostilità e sintomi ossessivo-compulsivi), effetti su indici positivi (empatia, perdono, intelligenza emozionale, padronanza, spiritualità e livello di soddisfazione nella vita), stato di salute e benessere (salute fisica, stress durante l’infanzia e abusi fisici ed emotivi).
Queste variabili sono state misurate nel breve (dopo il seminario) e nel lungo termine (dopo un anno). I risultati della ricerca hanno dimostrato, con valori statisticamente significativi, che esistono benefici tratti dagli utenti sia a breve che a lungo termine, relativi a tutte e tre le categorie di variabili considerate. In particolare, relativamente agli effetti sugli indici negativi, è interessante segnalare che prima del seminario metà dei partecipanti era risultata leggermente o moderatamente depressa, immediatamente dopo nessuno dei partecipanti era depresso (neppure leggermente) e dopo un anno gli iniziali miglioramenti sono rimasti ad un livello statisticamente significativo.
Anche i dati della nostra personale esperienza concordemente dimostrano l’efficacia del seminario su problematiche depressive.


I fattori terapeutici del metodo Hoffman per i disturbi depressivi

Utilizzando i criteri diagnostici del DSM IV che definiscono l’Episodio Depressivo Maggiore, evidenzieremo di seguito in che modo il metodo Hoffman può aiutare le persone che presentano disturbi del tono dell’umore. Per ogni sintomo del criterio diagnostico A e per il criterio C, individueremo quelli che possiamo considerare dei “fattori terapeutici” del metodo Hoffman.

Il criterio A evidenzia i seguenti nove sintomi.
1) Umore depresso per la maggior del giorno, quasi ogni giorno, come riportato dal soggetto (per es. si sente triste o vuoto) o come osservato dagli altri (per es. appare lamentoso).
Rispetto questo sintomo, ci sembra interessante la possibilità del metodo Hoffman di fare sperimentare stati alternativi dell’umore attraverso spazi dedicati ad aspetti di sé trascurati o coperti dal proprio malessere. Vi è ad esempio un intero pomeriggio dedicato alla sperimentazione del proprio io bambino nello stato di gioia, oppure diversi momenti in cui le persone possono sperimentarsi nella propria “parte sana”.
Inoltre viene stimolata nel seminario (attraverso tecniche di visualizzazione ed esperienziali) la possibilità di sognare, di desiderare e di rappresentare una propria personale visione della vita, aspetti che nei disturbi depressivi spesso risultano carenti.
In terzo luogo, la rilettura della propria storia infantile permette la legittimazione dei propri vissuti, che riteniamo importante rispetto il tono depresso dell’umore.
In questi fattori che ci sembrano curativi rispetto l’umore depresso è sempre presente un’attenzione particolare a non stimolare una oscillazione euforica del tono dell’umore, sostenendo ad esempio meccanismi di difesa narcisistici o l’eventualità di “pompare l’ego” a scapito dell’esame di realtà. In altri termini ci sembra di poter considerare il metodo Hoffman una possibilità di nuova apertura verso il mondo.

2) Marcata diminuzione di piacere ed interesse per tutte o quasi tutte le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno (come riportato dal soggetto o come osservato dagli altri).
Il disinvestimento, caratteristico di questo secondo sintomo, viene affrontato attraverso le sedute esperienziali che rinforzano l’investimento su di sé e l’espressione degli stati emotivi associati ad esse. Particolarmente importante a tale proposito è l’aspetto di protagonismo della persona nelle esperienze proposte dal metodo Hoffman. Queste ultime infatti evitano di indirizzare le persone verso specifiche scelte, ma si propongono piuttosto come stimoli per l’auto esplorazione (es. scelte affettive, scelte di orientamento politico o religioso ecc…).
Inoltre, il piacere e l’interesse per le attività viene sostenuto dall’accompagnamento a trovare il proprio personale senso di vita.
Linares e Campo (2000), da terapeuti famigliari, a questo proposito sottolineano come nella depressione maggiore sia importante uno spazio terapeutico individuale dove recuperare la dimensione di piacere, messa in ombra da quella di dovere.

3) Significativa perdita di peso, senza essere a dieta, o aumento di peso (per es. un cambiamento superiore al 5% del peso corporeo in un mese) oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno.
Le persone sono stimolate a prendere in considerazione e ad esplorare i modelli di comportamento relativi a tutti i campi della loro esperienza in famiglia, compreso l’alimentazione. L’esplorazione di ogni modello comprende vari ambiti, rispondendo a tre domande principali: dove porta? Da dove viene? Che guadagno permette? Inoltre essa avviene attraverso tecniche che stimolano sia il livello di analisi cognitiva sia i livelli emozionale e corporeo.

4) Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.
Anche per questo sintomo valgono le considerazioni fatte al punto sopra.

5) Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno (osservabile dagli altri, non semplicemente sentimenti soggettivi di essere irrequieto o rallentato).
Rispetto questo sintomo va sottolineato l’aspetto di lavoro sul corpo, attraverso tecniche bioenergetiche. Inoltre il metodo Hoffman comprende esperienze di espressione della rabbia. Vari autori, partendo da Freud (1917), considerano come il rallentamento del soggetto depresso sia dovuto ad un’implosione della rabbia.

6) Faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.
Spesso il soggetto depresso ricerca invano questa energia fuori da sé, ad esempio in altri (come il terapeuta). Il metodo Hoffman aiuta la persona a cercare anche in se stessa questo aspetto. Inoltre, venendo stimolati il cambiamento e la consapevolezza dei meccanismi difensivi legati al sintomo, tornano ad essere disponibili quell’energia e quell’attenzione che in passato erano focalizzati sulla manifestazione psicopatologica.

7) Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati (che possono essere deliranti), quasi ogni giorno (non semplicemente autoaccusa o sentimenti di colpa per essere ammalato).
Rispetto questo sintomo un primo fattore terapeutico va considerato nella guida alla rilettura della storia personale.
In secondo luogo il metodo Hoffman sostiene il processo di svincolo parentale sia nella consapevolezza del vincolo (ed in particolare dell’immagine di sé rimandata dal contesto) sia nell’aspetto di perdono di sé e del contesto. Inoltre l’espressione della rabbia e l’esperienza di compassione portano ad una visione più realistica dei genitori, che supera sia i meccanismi di idealizzazione sia la loro presenza interna come persecutori (sottolineata ad esempio dalla Klein nel 1940, a proposito dei disturbi depressivi).
Viene quindi stimolata nella persona una presa di responsabilità, dai dettagli alle grandi cose, verso una consapevolezza maggiore delle proprie competenze e la ricerca di risposte in se stessi.

8) Ridotta capacità di pensare o concentrarsi.
Rispetto questo sintomo si rivela efficace un lavoro specifico con le funzioni intellettuali, di sostegno alle competenze, verso un allenamento a prendere in considerazione più punti di vista. Tale lavoro si avvale inoltre di tecniche di gestalt che permettono una ritrovata sintonia tra le funzioni intellettuali e emotive, il cui conflitto spesso crea confusione e paralisi nell’ambito decisionale.

9) Pensieri ricorrenti di morte.
Il contesto protetto del metodo Hoffman permette l’espressione di vissuti così forti e fonte di preoccupazione. Nelle sedute esperienziali viene dato un ampio spazio a queste tematiche e agli aspetti di autovendicatività ed autosabotaggio, stimolandone l’elaborazione. Parallelamente la persona viene accompagnata a ricercare il proprio personale senso di vita, attraverso tecniche di visualizzazione e di psicodramma. Rispetto questo sintomo, Gabbare (1994) sottolinea come il terapeuta, nel caso di rischio suicidario, deve tenere conto del possibile transfert idealizzante del paziente alla ricerca di un salvatore. Tale fantasia del paziente depresso infatti è destinata al fallimento. Il setting del seminario da questo punto di vista permette all’insegnante di essere sufficientemente vicino alla persona per dare il proprio sostegno e al tempo stesso di non prendersi la responsabilità di decisione della persona. Durante il seminario infatti vari aspetti contribuiscono a lasciare la responsabilità nelle mani del soggetto. Essi riguardano sia l’atteggiamento dell’insegnante, sia la continua sottolineatura del libero arbitrio all’interno delle sedute esperienziali.

Per quanto riguarda il criterio diagnostico C dell’Episodio Depressivo Maggiore (i sintomi causano un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti), è importante sottolineare che il metodo Hoffman prende in considerazione l’intero contesto in cui la persona vive, aiutandola a trovare un benessere ed una efficacia nelle aree compromesse. Inoltre esso non si propone come un seminario limitato solamente agli otto giorni in contesto residenziale, ma contempla un iter successivo che ha come finalità l’integrazione pratica dei nuovi apprendimenti nella vita quotidiana.

Rispetto i criteri diagnostici D ed E, un’anamnesi raccolta prima del seminario è volta a raccogliere informazioni rilevanti di tipo medico.


Il significato del sintomo: dalla teoria alla pratica

Nelle considerazioni sopra abbiamo cercato di evidenziare l’efficacia del metodo Hoffman considerando la sintomatologia, ovvero l’Asse Uno del DSM IV. Ci sembra importante completare queste riflessioni esplicitando l’approccio teorico al sintomo o malessere presentato dalla persona. Spesso infatti quest’ultimo è una delle possibili motivazioni che porta una persona alla decisione di intraprendere questo percorso.
I sintomi riportati dalla persona vengono considerati in questa cornice come aventi una causalità multifattoriale. Considerate ed eventualmente escluse le cause di tipo organico, essi vengono letti come connessi all’organizzazione di personalità e all’influenza di fattori ambientali (famigliari, sociali). In particolare ci si riferisce alla teoria di personalità che fa riferimento all’enneagramma, presentata da C. Naranjo (1994, 1997) e alle attuali teorie che considerano i disturbi (ASSE II del DSM IV) ed i tratti di personalità come connessi ad una specifica esperienza famigliare e sociale (es. Benjamin, 1996). Il sintomo acquisisce quindi un senso per la persona, si inserisce in una storia di vita e in un contesto relazionale e ambientale specifico e viene quindi considerato anche nel suo duplice aspetto di adattamento e di malessere (di risorsa e di patologia). La sintomatologia depressiva ad esempio ha un significato diverso se connessa ad un disturbo di personalità narcisistico o se connessa ad un disturbo evitante. Sia dal punto di vista intrapsichico che relazionale. Nel primo caso il sintomo depressivo potrebbe essere connesso ad una ferita narcisistica, nel secondo caso potrebbe riguardare l’insicurezza che porta alla reazione evitante. Il metodo Hoffman aiuta le persone ad acquisire maggiore consapevolezza della propria struttura di personalità e degli aspetti ambientali che hanno contribuito a caratterizzarla. Tale consapevolezza, come sottolinea anche Benjamin (1996), è la base per un cambiamento dei propri modelli disfunzionali. Inoltre, come evidenzia Naranjo (1994), dona la possibilità alla persona di avere un maggiore potere su sé stessa, allontanandosi dalla scomoda posizione di vittima delle proprie difese psicopatologiche.
In altri termini, il metodo Hoffman stimola un processo di disidentificazione dai propri modelli disfunzionali, proponendo talvolta nelle sedute esperienziali un aspetto di divertimento e leggerezza che spesso crea la possibilità alle persone di ridere ed ironizzare bonariamente sui propri comportamenti coercitivi. Inoltre la legittimazione del proprio vissuto e l’apertura verso quello dell’altro nell’esperienza di gruppo portano spesso ad un ridimensionamento delle proprie manifestazioni psicopatologiche.
Infine, la considerazione della struttura di personalità secondo le teorie sopraccitate consente di dare pari attenzione agli aspetti di sé (o tratti di personalità) giudicati negativamente e a quelli giudicati positivamente. L’obiettivo di cambiamento quindi non è banalmente (e illusoriamente) quello di “eliminare” parti di sé ritenute negative, ma quello di trovare una nuova integrazione delle proprie personali caratteristiche, connotata dall’accettazione di sé.


Il metodo Hoffman come esperienza di formazione professionale

Il disagio personale non è l’unica motivazione alla base della scelta di intraprendere questo percorso. Molti partecipanti infatti hanno espresso lo scopo di formazione professionale e da quest’anno il metodo Hoffman rappresenta evento formativo accreditato ECM.
Come è stato ampiamente evidenziato dagli autori di impostazione psicoanalitica ed in seguito anche da altri indirizzi psicoterapeutici, nell’intervento terapeutico è molto importante prendere in considerazione la variabile del terapeuta (qualsiasi professione di aiuto egli rappresenti), nel senso di una consapevolezza rispetto al proprio controtransfert e più ampiamente di un’autoconoscenza. Quest’ultima, come sottolinea Whitaker (1989), può garantire onestà nei confronti di sé stessi e del paziente e va quindi considerata un fattore terapeutico.
Inoltre, dalle ricerche sopraccitate, appare evidente come questo percorso ha un effetto significativo sulla variabile di empatia con gli altri, aspetto certamente importante nell’approccio al paziente per ogni professione di aiuto.
In altri termini, ci sembra di poter affermare come il metodo Hoffman possa essere utile sia per i pazienti che per i professionisti che si prendono cura di loro.

Bibliografia

Benjamin L. Smith, (1996, Interpersonal Diagnosis and Treatment of Personality Disorders) trad. it. Diagnosi interpersonale e trattamento dei disturbi di personalità, ed Las Roma, 1999.

Freud S., (1917, Trauer und Melancholie) trad. it. Lutto e Melanconia, in Opere Complete, Boringhieri, Torino, 1973.

Gabbard G.O. (1994 Psychodinamic Psychiatry in Clinical Pratice The DSM IV Edition), trad.it. Psichiatria Psicodinamica, Ed Cortina, Milano, 1995.

Klein M. 1940, Mourning and its relation to maniac – depressive states, International Journal of Psychoanalysis, vol. XXI, Contributions to Psycho – analysis.

Linares J.L., Campo C., (2000, Tras la honorable fachada) trad. it. Dietro le rispettabili apparenze, ed. Franco Angeli, Milano, Italy, 2003

Naranjo C. (1994, Character and Neurosis. An integrative view) trad. it. Carattere e Nevrosi. L’enneagramma dei tipi psicologici. Astrolabio, Roma, 1996.

Naranjo C. (1997, Transformation through insight. Enneatypes in life, literature and clinical practice) trad. it. Gli enneatipi nella psicoterapia. I tipi dell’enneagramma nella vita, nella letteratura e nella pratica clinica, ed Astrolabio, Roma, 2003

Whitaker C.A. (1989, Midnight musings of a family therapist) Trad. it. Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia, Astrolabio, Roma, 1990

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