Quaderni Monotematici
IL MISTERO DEL DOLORE MENTALE: LA DEPRESSIONE IERI, OGGI, SEMPRE

Ippocrate: il padre della medicina e della melancolia

Paolo Azzone


Negli scritti attribuiti ad Ippocrate gli accenni ai sintomi della depressione sono quantitativamente molto limitati, ma anche molto chiari. L’identificazione di una sindrome affettiva riconducibile ad una ben determinata disfunzione corporea risulta evidente negli Aforismi: "Se paura o tristezza durano per molto tempo, questo è un fenomeno melancolico" (Ippocrate, Aforismi, VI, XXIII). L’autore ippocratico ritiene che tristezza e paura prolungate rappresentino una contingenza morbosa e le ricollega eziologicamente ad un eccesso di bile nera. Il termine fobos può far pensare a sintomi di tipo ansioso. Ma, almeno nella successiva medicina ellenistica e romana, il termine fu inteso diversamente. Per Rufo di Efeso come per Galeno le paure che caratterizzano il quadro clinico della melancolia sono quasi sempre di portata delirante.
Il quadro clinico della melancolia viene così caratterizzato negli Aforismi: "calo dell’appetito, abulia, insonnia, agitazione" (Ippocrate, Epidemie, III, 16 casi, caso II). Come si può rilevare, la melancolia ippocratica presenta estese sovrapposizioni con la moderna depressione: un quadro clinico caratterizzato da umore deflesso ed una serie di sintomi vegetativi, motivazionali ed ideativi, molti dei quali compaiono nei moderni criteri diagnostici per i disturbi depressivi, incluso il Disturbo depressivo maggiore del DSM-IV.
Il lettore che ha poca dimestichezza con la medicina greco-romana si chiederà a questo punto cosa sia la bile nera e che rapporto abbia con i quadri depressivi. La medicina ippocratica o almeno una parte degli scritti attribuiti ad Ippocrate interpreta la saluta come espressione dell’equilibrio tra 4 umori fondamentali:
“Il corpo dell’uomo ha in se stesso sangue e flegma e bile gialla e nera, e queste cose per lui costituiscono la natura del corpo, e a causa di esse soffre o è sano. E’ sano dunque quanto più possibile, qualora possieda queste sostanze in giusta misura in termini di combinazione reciproca, forza e quantità e qualora siano perfettamente mescolate: soffre invece qualora qualcuna di esse sia ridotta od aumentata o si isoli nel corpo e non sia mescolata con tutte le altre”. (Ippocrate, La natura dell’uomo, IV, 1-9)

Ciascuno di questi umori presenta specifiche qualità rispetto alle polarità caldo-freddo e secco-umido. Tali proprietà intrinseche di ciascun umore permettono all’autore ippocratico de La natura dell’Uomo di associare a ciascun umore una delle quattro stagioni dell’anno. La tabella seguente riporta lo schema delle corrispondenze risultanti:



Proprietà degli umori del corpo umano e rapporto con le stagioni dell’anno nella medicina ippocratica


QUALITA': Caldo/Freddo Secco/Umido
UMORI: Sangue, Flegma, Bile gialla, Bile nera
STAGIONE: Primavera, Inverno, Autunno, Estate

Sangue Caldo Umido Primavera
Flegma Freddo Umido Inverno
Bile gialla Caldo Secco Estate
Bile nera Freddo Secco Autunno


Benché gli enunciati della teoria umorale ci possano parere a prima vista bizzarri e del tutto speculativi, l’autore ippocratico riteneva di potere ricondurre le proprie formulazioni teoriche a precise esperienze empiriche. Infatti, Il medico ippocratico identificava la natura degli umori alterati in una determinata malattia esaminando le escrezioni e secrezioni del malato: urina, feci, vomito, espettorato, sangue, pigmentazioni cutanee e così via. Nell’assoluta impossibilità di determinare analiticamente il contenuto di questi materiali espulsi o estratti dal corpo umano egli si affidava in larga misura sul loro colore. E senza dubbio il vomito e le feci possono, in determinate condizioni patologiche assumere colore nero.
Resta a questo punto da chiarire un ultimo interrogativo: cosa lega la tristezza, l’insonnia, l’inappetenza alla bile nera. Evacuazioni nerastre non sono attualmente osservabili nei malati che soffrono degli stessi sintomi. W.H.S. Jones, editore e traduttore di Ippocrate nella prima metà del secolo scorso sosteneva che ”Probabilmente, questo nome viene dato ad ogni condizione che ricorda la prostrazione, fisica e mentale, prodotta dalla malaria, una forma della quale (la quartana) era ritenuta essere causata dalla ‘bile nera’ (melaina chole)”


Riferimenti bibliografici

IPPOCRATE, Aforismi. Ed. Mod. e trad. ing. (1931) In W.H.S. Jones (a cura di) Hippocrates, Vol. 4. Harvard University Press, Cambridge, Mt.
IPPOCRATE, La Natura dell’Uomo. Ed. Mod. e trad. ing. (1931) In W.H.S. Jones (a cura di) Hippocrates, Vol. 4. Harvard University Press, Cambridge, Mt.

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