Quaderni Monotematici
IL MISTERO DEL DOLORE MENTALE: LA DEPRESSIONE IERI, OGGI, SEMPRE

Philippe Pinel

ldal Traité médico-philosphique sur l’aliénation mentale ou la manie
Richard, Caille et Ravier Libraires, Paris, 1801, pp. 137-149.
Traduzione di Paolo Azzone



PRIMA SPECIE D’ALIENAZIONE

Melancolia o delirio esclusivo su un oggetto

II
ACCEZIONE VOLGARE DEL TERMINE MELANCOLIA

Aria sognatrice e taciturna, sospetti ombrosi, ricerca della solitudine; tali sono i tratti che servono a caratterizzare certi uomini nella società, e niente è più orribile di questa immagine, quando vi si unisca l’idea dell’abuso di potere, la perversità dei costumi ed un cuore sanguinario, come accadde a Tiberio e a Luigi XI . La storia degli uomini celebri nella politica, le Scienze e le Belle Arti, ha fatto conoscere dei melancolici di un carattere opposto, cioè dotati di un ardente entusiasmo per i capolavori dello spirito umano, per delle concezioni profonde, e per tutto quello che vi è di grande e di magnanimo. Vi sono infine dei melancolici d’una sfera meno elevata, che animano e allietano la società con le loro passioni vive e concentrate, e con tutti i moti di un anima forte ed appassionata; in tal modo essi sono fin troppo abili a costruire il tormento proprio e di tutti coloro che li avvicinano, per via del loro atteggiamento ombroso e dei loro sospetti chimerici .

III

LA MELANCOLIA CONSIDERATA COME PSICOSI

Gli alienati di questa specie sono talvolta dominati da un’idea esclusiva che richiamano continuamente nelle loro riflessioni, che sembra assorbire tutte le loro facoltà: altre volte si rinchiudono in un silenzio ostinato per parecchi anni, senza lasciar penetrare il segreto dei loro pensieri; alcuni non lasciano intravedere alcuna aria cupa, e sembrano dotati del giudizio più sano, finché una circostanza imprevista fa esplodere improvvisamente il loro delirio.
Un commissario viene un giorno a Bicêtre per rendere la libertà agli alienati che si potevano credere guariti: egli interroga un anziano vignaiolo che non si lascia sfuggire nelle sue risposte alcuna anomalia, alcun proposito incoerente. Si stende il processo verbale del suo stato e, secondo il costume, glielo si porge perché lo firmi: qual è la sorpresa del magistrato nel vedere che egli si attribuisce il titolo di Cristo e si abbandona a tutte le immaginazioni che tale idea gli suggerisce. Un oggetto di timore o di terrore può produrre una costernazione abituale, e condurre alla disperazione ed alla morte. Ho visto soccombere così nell’infermeria di Bicétre due soldati austriaci, prigionieri di guerra, profondamente convinti di dover morire sulla ghigliottina. Una certa acidità di carattere, una misantropia selvaggia portano certi alienati a restare isolati in fondo al loro alloggio, e ad adirarsi furiosamente contro coloro che vengono a disturbare la loro solitudine. Qualcuna di loro è dominato da delle idee religiose, e si persuade che è chiamato dal cielo a compiere qualche opera espiatoria, e può commettere a sangue freddo i più grandi crimini. Posso aggiungere qui un esempio simile a quello che ho presentato in un articolo precedente. Un anziano monaco, la cui ragione era stata sviata dalla devozione, credette una certa notte di avere visto in sogno la Vergine circondata da un coro di spiriti beati, e di avere ricevuto l’ordine esplicito di mettere a morte un uomo che egli riteneva incredulo; tale progetto omicida sarebbe stato messo in atto se l’alienato non avesse tradito i propri propositi e ne fosse stato prevenuto con una reclusione severa.

IV

DUE FORME OPPOSTE DEL DELIRIO MELANCOLICO.

Niente è più inspiegabile, e tuttavia niente è stato meglio constatato che le due forme opposte che la melancolia può assumere. Vi è talvolta un eccesso d’orgoglio, e l’idea chimerica di possedere delle ricchezze immense od un potere senza limiti: è altre volte l’abbattimento più pusillanime, una costernazione profonda, o addirittura la disperazione. Gli ospizi per gli alienati offrono spesso degli esempi di questi due estremi. L’intendente di un gran signore perde la sua fortuna all’epoca della rivoluzione; passa parecchi mesi nelle prigioni, continuamente abbandonato al timore di essere condotto al supplizio; la sua ragione si smarrisce; è trasferito come alienato a Bicêtre, e finisce per credersi il re di Francia. Un giureconsulto, desolato per essersi visto togliere dalla coscrizione l’unico figlio che egli amava teneramente, cede al suo vivo dolore, perde la ragione, e ben presto si crede trasformato nel re di Corsica. Ho assistito per lungo tempo nell’infermeria di Bicêtre un abitante di Versailles, rovinato dalla rivoluzione, e ben presto abbandonatosi all’illusione fantastica di essere il sovrano del mondo. Dall’altra parte, quali esempi di una tristezza profonda e concentrata che non cambia affatto d’oggetto, e che finisce per condurre al delirio. Un uomo debole e timido nutre qualche proposito sconsiderato nell’anno 2 della Repubblica; viene considerato un realista, e minacciato di essere condotto alla ghigliottina; è preda di perplessità estreme, perde il sonno, abbandona le sue attività lavorative ordinarie; chiuso in seguito alla Bicêtre come alienato, è rimasto così profondamente penetrato dall’idea di questa morte sinistra che non cessa di richiedere l’esecuzione del supposto decreto promulgato contro di lui, e che nessuno dei mezzi che io ho sperimentato ha potuto ricondurlo a se stesso. Non è senza emozione che ho visto degli alienati vittime di un’anima sensibile e tenera ripetere girono e notte l’amato nome di una sposa o di un figlio sottratti da una morte prematura, e la cui immagine era sempre presente. Un giovane, condotto alla follia da un amore infelice, era dominato da un’illusione così potente che tutte le donne estranee che entravano nell’ospizio gli parevano essere la sua antica amante, che egli designava con il nome di Marie Adelaine, e non cessava di parlar loro con il tono più appassionato.

V.

PUÒ LA MELANCOLIA, DOPO QUALCHE ANNO, DEGENERARE IN MANIA?

La melancolia rimane sovente stazionaria per parecchi anni, senza che il delirio esclusivo che ne è l’oggetto cambi di carattere, senza alcuna alterazione nel morale o nel fisico. Si osservano alienati di questo tipo rinchiusi nell’ospizio di Bicêtre da dodici, quindici, venti o anche trent’anni; perennemente concentrati sulle idee primitive che hanno manifestato il loro squilibrio, sempre trascinati dai movimenti lenti di una vita monotona che consiste nel mangiare, nel dormire, nell’isolarsi dal mondo intero, e nell’abitare solo con i propri fantasmi e le proprie chimere. Qualcuno, dotato di un carattere più mobile, passa ad uno stato di mania manifesta, solo per l’esperienza ormai abituale di vedere od ascoltare degli alienati furiosi o stravaganti; altri provano, dopo parecchi anni, una sorta di rivoluzione interiore per cause sconosciute, ed il loro delirio cambia oggetto, o prende una forma nuova. Un alienato di tale specie, affidato alle mie cure da dodici anni, e già avanti negli anni, non ha delirato nei primi otto che sull’idea chimerica di un supposto avvelenamento tramato nei suoi confronti. In questo intervallo di tempo, nessuno scarto nella sua condotta, nessun altro segno di alienazione; egli era anche estremamente riservato nei suoi propositi, persuaso che i suoi parenti cercassero di farlo interdire e di impadronirsi dei suoi beni; l’idea di un immaginario veleno lo rendeva solamente molto ombroso, ed egli non osava mangiare che gli alimenti rubati dalla cucina del suo pensionato. Verso l’ottavo anno di reclusione, il suo delirio primitivo ha cambiato di carattere; egli ha creduto all’improvviso di essere diventato il più grande dei re, poi pari al creatore e sovrano del mondo. Questa idea è ancora la sua suprema felicità.

VI

VARIETÀ DI MELANCOLIA CHE CONDUCE AL SUICIDIO.

“Gli Inglesi, dice Montesquieu, si uccidono senza che si possa immaginare alcuna ragione che li abbia spinti a tale gesto; si uccidono perfino nel pieno della felicità. Questa azione presso i Romani era l’effetto dell’educazione; era connessa alla loro maniera di pensare ed al loro costume; presso gli inglesi è l’effetto di una malattia, è connessa allo stato fisico della macchina...”. Il tipo di impulso suicidario che indica l’autore dello Spirito delle leggi, e che è indipendente dalle più potenti motivazioni per darsi la morte, come la perdita dell’onore o della fortuna, non è affatto una malattia propria dell’Inghilterra, essa è anzi tutt’altro che raro in Francia. Ho pubblicato in un altra occasione degli esempi di questo genere in un Opera periodica , e mi limito a riportare in forma abbreviata uno di questi fatti.
Un giovane di 22 anni è destinato dai suoi genitori alla carriera ecclesiastica (ciò avvenne prima della rivoluzione), e al suo rifiuto, abbandonato a se stesso; dei mezzi di sussistenza precari si succedono l’uno all’altro; sembrava alfine godere della tranquillità e della calma in una casa dove è amato; è tuttavia da allora che la sua immaginazione è assalita dalle idee più tristi e più melancoliche; disgusto della vita e riflessioni diverse sui mezzi per darsi la morte; medita un giorno di precipitarsi dalla cima della casa, ma il coraggio gli manca ed il progetto è rinviato; qualche giorno dopo un’arma da fuoco gli pareva più adatta a liberarlo del fardello della vita, ma al momento dell’esecuzione sempre timori pusillanimi, sempre perplessità rinascenti; uno dei suoi amici, che egli informa dei suoi sinistri progetti, viene un giorno a comunicarmeli e si unisce a me nell’adottare tutte le misure che la prudenza poteva suggerire; sollecitazioni, inviti pressanti, rimostranze amichevoli, tutto in vano; il desiderio di distruggersi insegue senza sosta il giovane infelice, ed egli si sottrae ad una famiglia dove è colmato di testimonianze d’attaccamento e di amicizia. Non si poteva pensare ad un lungo viaggio e ad un cambio di clima che lo stato della sua fortuna sembravano impedirgli, e fu necessario sopperire, come oggetto potente di diversione, con un lavoro faticoso e sostenuto. Il giovane melancolico, penetrato d’altra parte dall’orrore per la propria situazione, accoglie pienamente le mie opinioni, cambia abitudini, si trasferisce al porto di Bled, e si mescola agli altri operai, non si distingue da loro che per un maggiore zelo nel meritarsi il proprio salario. Non può sostenere che due giorni di questo eccesso di fatica, e fu necessario ricorrere ad un altro espediente; lo si fa entrare, mediante uno stratagemma, presso un maestro muratore nei dintorni di Parigi, ed egli è tanto meglio accolto in quanto si rende utile in modo discontinuo all’educazione di un figlio unico. Quale genere di vita più comodo e più sano per un melancolico, che l’alternanza di lavoro manuale e studio in ufficio; una alimentazione sana, un alloggio comodo e tutti i riguardi dovuti all’infelicità, sembravano inacidire anziché calmare i suoi funesti impulsi; torna quindici giorni dopo dal suo vecchio amico, gli manifesta, con le le lacrime agli occhi, le lotte interiori che sperimenta e l’odioso disgusto della vita che lo porta in maniera irresistibile al suicidio; i rimproveri che gli si fanno lo riempiono di dolore, si ritira in uno stato di costernazione e di disperazione, e non si può dubitare che si sarebbe precipitato nella Senna, ultimo atto d’una esistenza divenuta insopportabile.

VII

CARATTERE SPECIFICO DELLA MELANCOLIA

Delirio esclusivo su un oggetto, o su una serie particolare di oggetti; nessuna tendenza ad atti di violenza, tranne quelli che possono essere suscitati da un’idea dominante e chimerica; per il resto, libero esercizio di tutte le facoltà dell’intelletto; talvolta umore costante, o addirittura stato abituale di soddisfazione: negli altri casi, abbattimento e costernazione abituali, oppure acredine di carattere che può essere portata fino al più estremo grado di misantropia, talvolta disgusto estremo della vita.

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