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ARTE: LUCI E OMBRE, PRESENZA E ASSENZA. |
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SEZIONE ARTI FIGURATIVE |
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Dimensione artistica e nuove prospettive nella clinica delle psicosi |
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| Edito da DeriveApprodi (www.deriveapprodi.org), Roma ottobre 2000, il libro, a cura di Giovanni Castaldi, propone testi di alcuni autori nella prospettiva di "continuare nella costruzione di un progetto che è iniziato con l'inaugurazione della mostra L'altro dipinto, opere provenienti dal circuito psichiatrico esposte alla Fondazione Europea Alberto Cravanzola a Milano, nel settembre '99". Come leggiamo nell'Introduzione "uno degli aspetti importanti e più significativi di questa rassegna è stato quello di dare visibilità a dipinti provenienti da un circuito psichiatrico sanitario, alle volte radicale come il manicomio criminale, in una Fondazione d'arte, un luogo esclusivamente deputato alla presentazione dell'arte. L'intenzione del libro è però quella di rendere più radicale ciò che la mostra ha espresso nella visibilità della raffigurazione artistica, aprendo una riflessione clinica, non certamente sull'arte ma sul disagio psichico grave, sul disagio psicotico
Riconoscere la vita della malattia mentale significa interrogare il e riflettere sul dispositivo clinico atto a confrontarsi con essa
E' fondamentale dare accoglienza al disagio psichico grave, è importante continuare a parlare e a sensibilizzare l'altro normale sul fatto che esiste la follia. La follia fa parte delle cose umane, riguarda ciascuno di noi. Siamo o diventiamo folli perché siamo umani". E ancora, dice Giovanni Castaldi nell'Introduzione "I servizi psichiatrici sul territorio danno ancora troppe risposte diversificate e incompatibili fra loro rispetto alla domanda di cura che ricevono " E' qui che a mio parere si inserisce nella clinica, tra gli altri, il discorso della produzione artistica, o se si vuole dell'arte-terapia o comunque della dimensione creativa.. Tema molto ricco se intendiamo l'atto creativo come un "incontro", forse come "comunicazione" (tema a cui sono anche molto affezionata perché ha fatto parte del mio percorso formativo). Qualche riflessione introduttiva: nella dialettica soggetto-oggetto, Io-mondo esterno, il momento creativo, nell'assolutezza del suo sentimento e della sua intuizione, diventa presenza universale dell'individuo, attraverso di esso il soggetto esperisce come qualcosa di relazionale e quindi universale quello che prima appartiene solo al singolo, nella multifattorialità dell'oggetto, l'uomo ritrova la sua unità e solo nella persistenza di quella unità può rimanere in relazione con l'oggetto. L'opera creativa diventa allora oggetto-altro da sé, ma riflette il soggetto in se stesso, è l'auto-riconoscersi nell'oggetto. Affinchè il soggetto non scinda il "sé" da questo "altro", da questo "oggetto", diventa fondamentale l'esperienza dell'identità propria in questo "essere nel mondo", ma l'unità, l'identità di un individuo è la sua essenza che si completa mediante il suo sviluppo, tutta la vita dell'uomo è un'opera creativa e nello sviluppo unico di ogni singolo individuo nel mondo sta l'essenza dell'individuo stesso. L'opera creativa è allora il divenire "altro da sé" con se stesso, la riflessione dell' "essere altro" in se stesso e ripropone l'emblematicità del rapporto dialettico uomo-cosmo, soggetto-oggetto, ripropone le considerazioni sulla crisi esistenziale dell'uomo moderno e della sua "(in)sicurezza ontologica primaria". Possiamo quindi inserire il testo di Castaldi nella riflessione sulla crisi di identità e di rapporto che comporta, oltre al resto, la patologia psicotica.. Nel sottolineare ancora la validità di un "approccio nei confronti della psicosi che riguardi la costruzione di una relazione, e quindi di un campo transferale di cura .." Ricordiamo che la cosidetta "psicopatologia dell'espressione" ha contribuito in maniera molto significativa a confermare e a dimostrare l'intensità creativa e la significazione dell'esperienza psicotica.. Confermando, appunto, la tesi della fenomenologia antropologica (con Binwanger, Blenkernburg, Cargnello, Von Gebsattel, Minkowski, Morselli, Storch e Tellenbach, per citare i principali) ha, una volta per tutte, oltrepassato ogni articolazione riduttiva (sintomatologico-clinica) dell' esperienza psicotica, intendendola come Gestalt unitaria e dotata di senso e come fondamentale possibilità umana. Accettiamo dunque il più recente termine (Borgna) di "psico(pato)logia dell'espressione", nell'intento di valutare ciò che questo porta alla comprensione dell'uomo (malato e non) e della sua modalità di "essere-nel-mondo" e nell'intento di aprirci sempre di più ad "ascoltare" questa espressione come con-relazione intenzionale e vivente, perché, come conclude Castaldi nell' Introduzione al libro " E poi della psicosi si sa ancora così poco che è il caso che ciascuno di noi se ne occupi". |
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| Per finire, due suggerimenti per approfondire la prospettiva filosofica: Il concetto di "intenzionalità" in John R. Searle. E' disponibile in rete, oltre ad alcuni testi, una scheda biografico-concettuale sull'autore (Filosofia in Italia http://philo.cnm.unive.it/filosofi) Heidegger oggi. Dall'essere-nel-mondo all'essere-alla-vita, di Eugenio Mazzarella. (Filosofia in Italia http://philo.cnm.unive.it/filosofia/contributi) |
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