Il quaderno raccoglierà articoli e segnalazioni di libri sull'argomento.
SOMMARIO
"La mente dell'anima"
Incontri al confine
tra esperienza del sacro e psicoanalisi a cura di C. Viganò, P. Azzone e C. Morandi
"Psicoanalisi e religione. Nuove prospettive clinico-ermeneutiche." a cura di M. Aletti, F. De Nardi
"La Dimensione Mistica". Salvatore Freni
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(32 pagine A4 - 125 Kb)
"Ascetismo, digiuni, anoressia. Esperienze del corpo - esercizi dello spirito" - C. Santonastaso, G. Favaretto
GIORNATE DI STUDIO:
Tra Psiche e Anima. Incontro al Confine tra Religione ed Esperienza Psicoanalitica.
Università degli Studi Milano 11 ottobre 2003
Matrimonio e Psicoanalisi: il discorso d'amore non ha più (sacri) misteri?
Università degli Studi Milano 22 ottobre 2004
La difficoltà di nascere:
Riflessioni di psicoanalisti, psichiatri, filosofi e uomini di fede
Università degli Studi Milano 15 maggio 2006

Le forme dell'ascolto: il bisogno di confessare nelle prospettive medica, psicoanalitica e spirituale
Università degli Studi Milano 20 ottobre 2008
Breve introduzione al quaderno
di Mario Aletti
Psicologo Psicoterapeuta - Docente di Psicologia della Religione e Psicologia Dinamica presso l'Università Cattolica e la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale - Milano
"Il tema "Psicologia e religione" non delinea più il luogo di un contenzioso, ma l'area di confronto e riconoscimento reciproco, un ponte ormai accessibile utilmente dall'uno e dall'altro versante. E le cose sembrano mettersi ancor meglio per il futuro; purchè un'adeguata istruzione della questione epistemologica e metodologica prenda il posto di entusiasmi ingenui e urgenze pragmatiche o, anche di riduzionismi pseudoscientifici, di rimozioni e scotomizzazioni.
Preliminare dovrebbe essere il riconoscimento che, nel vasto ambito dei rapporti tra religione e scienze psicologiche la psicologia della religione si qualifica come lo studio, con modelli e strumenti psicologici, di ciò che di psichico vi è nella religione. L'apparente tautologia, che risponde all'esigenza pratica di ritagliare un ambito disciplinare specifico, equidistante da riduzionismi psicologistici e da funzionalizzazioni pseudoapologetiche, mentre sottolinea che la psicologia della religione è una branca della psicologia, e non una scienza religiosa, prospetta che sono possibili anche altre fattispecie dei rapporti tra psicologia e religione.
Infatti, la teologia può servirsi delle conoscenze psicologiche anche ai fini della propria riflessione antropologica o ai fini pragmatici: pastorale, counseling spirituale, discernimento vocazionale: modalità tutte che sembrano più vicine ad una "psicologia religiosa", che non ad una psicologiadella religione. D'altra parte, non tutti gli studi psicologici sulla religione sono, propriamente, psicologia della religione. L'applicazione di modelli psicologici all'area del religioso può avere come obiettivo primario un' ulteriore ricerca confermativa di una teoria psicologica già verificata in campi diversi, non religiosi. Ad esempio, lo studio del funzionamento strutturale-organizzativo di una Chiesa può essere un'applicazione estensiva della psicologia dell'organizzazione. Lo studio dello stato mentale degli uomini religiosi può far parte della psicodiagnostica, senza per questo essere psicologia della religione. Una ricerca sull'incidenza delle differenze di genere nell'atteggiamento verso la preghiera potrebbe non essere altro che una ricerca di psicologia differenziale.
Sintomatico delle difficoltà derivanti dal mancato chiarimento epistemologico appare il fatto che il confronto tra i cultori di discipline psicologiche e di quelle teologiche sembra, quasi sempre, non rispondere esaurientemente alle reciproche aspettative, anche là dove il dialogo sia cercato e promosso da entrambe le parti.
Spesso gli psicologi lamentano un uso "non psicologico" delle categorie della psicologia quasi questa fosse ridotta a una funzione ancillare con utilizzazioni che snaturerebbero la ricerca stessa o le acquisizioni della psicologia.
D'altra parte gli uomini di Chiesa, pastori e teologi, denunciano il loro disagio alla lettura di tante indagini e ricerche psicologiche che appaiono inadeguate, periferiche e frammentarie (infine, "fuori centro" quanto l'oggetto) incapaci di cogliere quello che è "veramente" l'atteggiamento religioso. ("La "vera" religione non è questo....). Apparentemente, questa protesta è meno frequente nei confronti della psicologia del profondo e delle correnti della psicologia umanistico-esistenziale, e della psichiatria fenomenologica, che paiono avvicinarsi maggiormente alla ricerca del senso della vita cui si ancorerebbe il discorso religioso.
Anche in questo contesto di maggior riconoscimento, sembra però necessario chiarire i rapporti (continuità, discontinuità, estraneità...) tra i modelli psicologici e psicoanalitici dell'ortogenesi del soggetto e i percorsi del divenire religioso e della strutturazione dell'esperienza e atteggiamento di fede. Così, ad esempio, tra il costrutto della "fiducia di base" e della "capacità di essere solo" in Winnicott e la fede nel Dio trascendente; tra l'esperienza, inscritta nello psiche-soma, dell'abbraccio materno e il simbolo religioso delle braccia eterne di Dio. Una riflessione fondativa, che nasca dall'incontro tra la prospettiva psicologica e quella teologica sembra qui necessaria e feconda.
Al lvello metodologico ci si potrebbe chiedere se il modello dell'analisi come costruzione narrativa autobiografica possa fornire qualche spunto alla riflessione teologica nel cogliere la religione come costruzione della relazione personale con Dio. Dono di fede, ma anche percorso connotato dallo psichismo del soggetto e da tutto l'ambiente entro cui lo psichismo si sviluppa e cresce per continue negoziazioni e transazioni con la cultura. Come sosteneva, al recente congresso della Società, padre Oreste Aime, Preside della Facoltà Teologica di Torino: "E' necessario che la teologia sia in grado di lasciarsi interrogare dall'esperienza religiosa concreta e, senza abbandonare il suo intrinseco carattere normativo, trasformarsi in un più significativo contatto con l'esperienza reale. La teologia deve essere in grado di rispondere all'intera struttura psichica del credente, che non è solo ragione, ma anche emozioni, sentimenti, volontà". D'altra parte, la psicologia della religione ha bisogno della teologia anche e proprio per definire, preliminarmente, che cosa è "religione" e il referente culturale del vissuto sogettivo di fede: la parola con cui il credente dice Dio non risuona nel vuoto di altre parole, nè di altri parlanti.
Si fa qui evidente più che altrove la necessità di una psicologia che non perda di vista la centralità della figura del soggetto-(persona). E che, superando una visione frammentata e segmentale della condotta umana, sia consapevole che studiare i singoli comportamenti postula comunque un orizzonte interpretativo e un quadro di riferimento complessivo che è condizione di possibilità stessa di una valutazione "psicologica".
Un notevole contributo al dibattito ed alla ricerca sembra poter derivare, oggi, da una psicologia culturale della religione in una prospettiva costruzionistica, per la quale il vissuto religioso sorge al crocevia tra l'intrapsichico, l'interpsichico e relazionale, e il culturale....
La psicologia della religione, infatti, non studia strutture e processi psichici di un "homo religiosus" astratto, ma si confronta con l'osservazione 'empirica e "fenomenologica") di uomini concreti, storicamente e culturalmente situati.
Questa considerazione segue alcune indicazioni emergenti nell'odierna psicologia generale, che si fa sempre più cosciente ed attenta al carattere mediato dell'esperienza e del funzionamento umano.
Gli approcci fenomenologico, ermeneutico, narrativo, critico-antropologico, contestualizzante, costruzionista stanno emergendo come risultato di una consapevolezza critica che misura la perdita di conoscenza derivata dall'assulutizzazione delle ricerche "in laboratorio" da una parte, e dalle generalizzazioni di una psicoogia di un astratto "homo psychologicus", senza storia (e senza geografia) dall'altra.
La psicologia culturale non sequestra l'indagine su aspetti "intrapsichici" o comportamenti segmentali della condotta umana (percezione, emozioni, affetti, credenze etc.), e considera l'insieme della "forma di vita" del soggetto come risultante del radicamento, dell'interazione, della negoziazione dell'individuo con l'ambiente culturale specifico circostante. ne deriva una visione della personalità, e della condotta religiosa, proiettata nella dimensione del divenire piuttosto che in quella dell'essere, dell'esistenza piuttosto che dell'essenza, del soggetto piuttosto che del comportamento.
Un approccio costruzionista permette anche interesanti spunti di comprensione dello strutturarsi dell'identità religiosa, e del suo interagire dinamico con la comunità di appartenenza: ortodossia/eterodossia, dogmatismo/tolleranza, privatizzazione/socializzazione, pluralismo/fondamentalismo.
L'approccio (e i molteplici modelli che vi si riconducono) è abbastanza "formale" da poter essere applicato ai più diversi ambiti della religione vissuta, individuale e collettiva ed è relativamente nuovo nella psicologia della religione, così come nella psicologia generale. Coglierne le linee portanti e il contributo che ne potrebbe derivare per un proficuo confronto con la prospettiva teologica sarebbe un fatto di notevole rilievo culturale."
"Notiziario della Società Italiana di Psicologia della Religione". Anno7, n.3, Settembre-Dicembre 2002
Siti interessanti:
Nielsen's Psychology of Religion
http://www.psywww.com/psyrelig/
http://psyrel.blogspot.co
http://www.orienteoccidente.org/presupposti%20e%20finalita.php
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