INDICE:
A. Gli antichi: modelli interpretativi dei fenomeni depressivi nella medicina prepositivistica:
1. "Ippocrate: il padre della medicina e della melancolia". P. Azzone
2. "Un precursore della psichiatria biologica: Rufo di Efeso". P. Azzone
B. Da Pinel a Freud: la depressione tra medicina scientifica e teorie della mente umana.
C. La depressione nella società e nella medicina contemporanee:
1. "Melanconia e mania - Studi fenomenologici". L. Binswanger
2. "Volersi male - Masochismo, panico, depressione. Il senso di colpa e le radici della sofferenza psichica". N. Ghezzani
3. "La fatica di essere se stessi - Depressione e società". A. Ehrenberg
4. "Verso una Core Battery per lo studio degli esiti dei trattamenti psicoterapeutici della depressione". P. Azzone, D. Viganò, S. Freni
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5. "Il Metodo Hoffman come programma complementare per i disturbi depressivi".
S. Pegoraro, D. Wenger Uslenghi
Introduzione
Per Ippocrate "Se paura o tristezza durano per molto tempo, questo è un fenomeno melancolico" (Ippocrate, Aforismi, VI, XXIII). E il quadro clinico include riduzione dell'appetito, abulia, insonnia, irritabilità, agitazione. Agli albori della medicina laica il dolore mentale intenso e prolungato è già avvertito come una malattia, una malattia somatica.
La medicina antica e poi medioevale arricchiranno le descrizioni cliniche ippocratiche, ma accoglieranno e tramanderanno alle generazioni successive la categoria nosografica della melancolia nelle sue caratteristiche essenziali. A partire dall'800 la medicina scientifica sottoporrà la malattia melancolica ad osservazioni sistematiche e quantitative. Sulla base di questa mole crescente di informazioni e soprattutto di una accurata osservazione catamnestica, Kraepelin introdurrà una nuova entità nosografica, la psicosi maniaco-depressiva, destinata a soppiantare rapidamente l'antica melancolia. Kraepelin organizzerà il nuovo concetto diagnostico valorizzando il decorso generalmente favorevole, con una più o meno completa restitutio ad integrum, in contrapposizione al deterioramento prevalente nelle psicosi che in futuro verranno indicate come schizofreniche. La psichiatria contemporanea celebra Kraepelin, e riconosce il primato diagnostico alle alterazioni dell'umore rispetto a più o meno tipici sintomi schizofrenici. Ma di fatto diagnostica la depressione sulla base del quadro clinico e non del decorso, in ciò valorizzando il punto di vista degli antichi.
Costantinus Africanus scriveva agli inizi del millenio scorso che la depressione era particolarmente frequente "in his regionibus", alludendo probabilmente all'Italia meridionale. Nell'Italia del Rinascimento il neoplatonico Marsilio Ficino sosteneva che la predisposizione agli stati melancolici è un tratto distintivo degli uomini di genio. Il The Anatomy of Melancholy di Robert Burton testimonia l'estremo interesse della società e della cultura elisabettiana per la melancolia, che sarà uno degli stimoli per la composizione dell'Amleto di Shakespeare. Oggi un complesso musicale di successo può scegliere di identificarsi con un noto antidepressivo. La depressione è stata più volte definita malattia del secolo o addirittura malattia di moda (Ehrenberg A. La fatica di essere se stessi): ma è una moda almeno millenaria.
Ippocrate per primo propose di concettualizzare il dolore della mente come una malattia. La sua ipotesi incontrò un successo permanente. Ma altri paradigmi sono esistiti nel corso della storia. Nel medioevo la tristezza fu spesso vissuta come una tentazione demoniaca, il vizio o demone della tristitia vel accidia. Nel mondo greco-romano godette di grande prestigio la riflessione etica di matrice stoica, e i filosofi stoici consideravano il dolore della mente come il prodotto di un errore conoscitivo. Oggi, la depressione è indubbiamente il paradigma dominante e la ragione del suo successo risiede senza dubbio nella sua corrispondenza con l'esperienza dei malati. Sono i malati, per primi, a considerare con perplessità e sgomento il dolore che li affligge e ad interpretarlo come una situazione morbosa. D'altra parte, nella società contemporanea, sempre più laica, sempre più concreta, religioni e filosofie segnano il passo, mentre il medico e la medicina godono di un prestigio enorme. Ecco perchè la depressione è destinata a suscitare un interesse costante nei professionisti della salute, negli uomini di cultura, nei malati, nei cittadini.
A questo interesse desideriamo andare incontro con questo quaderno, che offre ai lettori una quantità speriamo rapidamente crescente di informazioni sulla depressione. Come abbiamo visto, la depressione ha una lunga storia, e pertanto vorremmo proporre ai lettori un percorso che consenta di incontrare il mistero della depressione in una prospettiva storica. Offriremo notizie sulle ultime scoperte scientifiche, sui farmaci e sulle psicoterapie più innovative o addirittura rivoluzionarie, ma aiuteremo anche il lettore a non perdere di vista i fenomeni di lunga durata. Cercheremo di aiutare il lettore a capire come e perchè questa forma di concettualizzazione del dolore mentale sia potuta sopravvivere tanto a lungo e perchè il suo successo sia particolarmente vivo nella società contemporanea.
Ordineremo i materiali secondo un criterio temporale, identificando fasi distinte. Prima di tutto presenteremo i testi della medicina tradizionale, sviluppatasi sotto l'influsso di teorie fisiologiche sostanzialmente prive di basi empiriche, siano esse la medicina umorale o le più moderne iatrochimica e iatromeccanica (Gli antichi: modelli interpretativi dei fenomeni depressivi nella medicina prepositivistica). Gli scritti dei medici greci, arabi e dei primi secoli dell'età moderna ci mostreranno le grandi intuizioni con cui venne costruita la categoria nosografica della melancolia, ed un quadro clinico costantemente arricchito da una attenta osservazione.
Inizieremo la seconda sezione con gli alienisti che a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo resero più umana l'assistenza ai malati di mente e diedero vita ad una nosografia sistematica estremamente dettagliata e basata anche su metodi quantitativi. Seguiremo quel processo che porterà dalla melancolia degli antichi alla psicosi maniaco-depressiva di Kraepelin, nel corso di un secolo caratterizzato da innumerevoli ed ingegnose soluzioni nosografiche in competizione tra loro.
Ma l'800 fu anche il secolo che diede i natali alla psicoanalisi di Sigmund Freud, la nuova scienza dell'inconscio che proporrà approcci interpretativi e terapeutici radicalmente different alla depressione. Abbiamo raccolto i testi relativi a questi due grandi movimenti culturali nella sezione Da Pinel a Freud: la depressione tra medicina scientifica e teorie della mente umana.
Nell'ultima sezione del quaderno (Depressione nella società e nella medicina contemporanee) torneremo al presente. Raccoglieremo qui informazioni aggiornate sulla depressione nei suoi molteplici aspetti: clinico-nosografici, biologici, farmacologici, psicoterapeutici.
Al lettore auguriamo di trovare risposte adeguate ai propri interrogativi. Saremo lieti di rispondere personalmente alle domande ed ai suggerimenti che vorrete segnalarci.