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Tra le esigenze più sentite di Enzo Paci c'era quella di evitare di costruire o di inserirsi in qualsiasi tipo di struttura organizzata che in un modo o nell' altro lo imprigionasse in scelte definitive. Questo non gli impediva la passione polemica per difendere le proprie tesi, ma sempre però rivelando, soprattutto a chi gli stava vicino, una profonda ansia e insicureza. L' ansia del dubbio era forse alla base del suo modo di conoscere, di comunicare, anche di scrivere; era attento al significato delle cose, diffidente delle definizioni e dei giudizi assertori. L' assoluta mancanza di sistematicità delle sue opere e una grande apertura e disponibilità di fronte ai fatti del mondo segnano la storia dell'uomo e della sua filosofia.
Il 24 ottobre 1962 Paci tiene all' Accademia Filosofica di Praga una conferenza su "il significato dell'uomo in Marx e in Husserl". L' arco del suo pensiero con la lettura di Marx raggiunge un punto nodale che sarà oggetto di continui arricchimenti e chiarificazioni. Il senso di questo itinerario filosofico è più comprensibile ritornando al lavoro di Antonio Banfi, alla sua forza di penetrazione nella chiusura dogmatica della cultura italiana durante il fascismo, al suo impegno di militante comunista nella lotta contro il soffocamento della democrazia. Nella scuola di Banfi era rimasto aperto senza nessuna enfasi retorica il dibattito culturale di un' Europa in crisi, attraversata dallo scontro tra il nazifascismo, le democrazie occidentali, il socialismo sovietico.
Paci si forma a questa scuola, la sua tesi di laurea (poi pubblicata: Il significato del "Parmenide" nella filosofia di Platone, 1938) è sulla dialettica di Platone interpretata secondo una prospettiva neokantiana (in sintonia con la filosofia di Banfi) che rimarrà un filo sotterraneo del suo pensiero. In questo lavoro sono messi in luce significati affini nella relazione, anzichè nella separazione, tra divenire ed essere, tra il mondo dell'esistenza e quello dell'essenza. Questa ricerca di possibilità ideali della ragione operanti nell'esistenza come problema per la comprensione della complessità del mondo della esperienza e della continuità storica della ragione, sottolinea la prima matrice neokantiana e banfiana di Paci, una traccia che si ritroverà fondamentalmente accresciuta, nella sua interpretazione della fenomenologia di Husserl.
Gli anni della guerra pongono Paci di fronte al problema dell'impegno, del ruolo dell'intellettuale nella società che egli affronterà all'interno del suo lavoro, iniziando ad allargare per sé e per gli altri l'orizzonte della cultura italiana. Procedeva per larghe mediazioni, sintetizzando ciò che riteneva più valido nelle correnti del pensiero contemporaneo. La facilità dell'eccletismo che ha caratterizzato soprattutto il decennio precedente al "ritorno" a Husserl (1956-'57), si spega da un lato in quest'esigenza di dissodamento culturale, dall'altro nel suo grande e mai esaurito interesse per forme di vita e pensiero diverse: quello che leggeva o esponeva di altri diventava un mondo che riviveva nel suo dibattito, nella sua adesione, nella sua polemica. Spesso non si scorgeva più il confine tra Paci e il suo autore. Così l' avventura di Paci nell' esistenzialismo riflette questa continua mediazione che egli operava nella cultura contemporanea. La filosofia di Heidegger e di Kierkegaard perde, nella sua lettura, i contorni, si sfuma delle tinte nichiliste con l' introduzione del pensiero di Dewey e di Whitehead, con l' interesse per Thomas Mann e Marcel Proust. Tempo e relazione e Dall'esistenzialismo al relazionismo (1957) sono i libri che raccolgono l' esperienza filosofica di Paci nel primo decennio del dopoguerra. Preferirà ricordare questo periodo come quello del "relazionismo": un suo modo autonomo di interpretare i problemi dell' esistenzialismo sul piano dell' impegno culturale e della responsabilità soggettiva di fronte all' evento storico. Ma continuare a risolvere in una direzione "positiva" la filosofia di Heidegger gli sembrerà difficile: questi gli apparirà sempre più legato teoricamente al processo di crisi della ragione, alla distruzione della conoscenza soggettiva e collettiva operata dal nazifascismo. Paci parlava più volentieri con un interlocutore a cui aderiva, sia pure nelle sue tesi esistenziali. La tendenza all'irrazionalismo della filosofia heideggeriana lo allontana dal filosofo tedesco: non è cuale che il saggio più bello e teoreticamente più importante, presente nei libri ora ricordati, è su Kant. Nello schematismo trascendentale kantiano Paci rintraccia la risposta ai problemi tra filosofia e scienza, alla relazione tra il piano logico e quello empirico.
Insieme prende spessore il problema della soggettività: lo schematismo trascendentale è l' angolatura in cui sintetizzare le modalità dell'intuizione sensibile e il piano delle raffigurazioni categoriali, e quindi rideterminare il rapporto tra l'operare soggettivo e il mondo esistente: "la filosofia e le scienze sono vere, il discorso logico è vero, se vedono possibilità che vanno oltre la realtà data": la trascendentalità diventa superamento del dato già realizzato, dell'oggettività conclusa, è apertura verso nuovi orizzonti di significato presenti come possibilità reali. La ricerca del fondamento estetico-sensibile all'analitica esistenziale riporterà Paci verso la fenomenologia di Husserl e, in un certo senso, di nuovo verso Banfi.
Banfi aveva continuato a considerare con non celata diffidenza la filosofia esistenziale, sostenendo invece che "la fenomenologia appare come la scienza della generale costituzione dell'oggettività nella coscienza trascendentale o, in altre parole, nella struttura sintetico-trascendentale della realtà. Essa si riferisce ad ogni tipo di oggetti di ordine superiore, teoretici, valutativi e pratici, alle oggettività culturali, stato, diritto, chiesa, ecc. Si svelano così i piani di costituzione del reale". E' interessante notare come Paci abbia messo l'accento su questo modo critico-culturale di comprendere la ricerca fenomenologica: " che Banfi abbia scritto queste cose nel 1926 ha qualcosa di miracoloso. Soltanto in Idee II° (pubblicato nel 1952) la fenomenologia appare così come la descrive Banfi nei Principi di una teoria della ragione". Anche se decisamente attratto dagli scritti dell'ultimo Husserl, questa direzione critica che propone una valutazione complessiva dell'opera husserliana come metodo di fondazione unitaria dei diversi campi culturali, non verrà mai abbandonata da Paci. A partire dal 1956-57 il suo lavoro cerca continuamente di connettere l'interpretazione di Husserl con le prospettive ancora aperte della fenomenologia, trasformando spesso, con rapide sequenze, la propria lettura di Husserl in una più ampia prospettiva filosofica. Le Meditazioni cartesiane di Husserl rappresentano il primo passo, il primo studio sistematico dei problemi della fenomenologia (Tempo e verità nella fenomenologia di Husserl, 1961). E proprio su questo testo il ricordo di Paci va a Banfi: "Quando, dopo aver letto senza sufficiente comprensione le Meditazioni cartesiane, nel 1933, ho chiesto a Banfi di aiutarmi, non mi parlò del contenuto di quel libro. Questo fatto è significativo. I libri per la fenomenologia sono mezzi per la viva comunicazione orale. Le parole scritte hanno il loro lato negativo se non riproducono un discorso nuovo, se non vengono ridestate e rese presenti". Banfi diceva qualcosa di molto semplice. Invitava all'esame diretto delle cose, alla descrizione fenomenologica come problema che coinvolge il significato di chi la compie nel contesto in cui è inserito.
La descrizione, la soggettività, l'intersoggettività, la riduzione fenomenologica, il tempo sono temi che nelle analisi di Paci si relazionano, delineando un'interpretazione del pensiero husserliano non insterilita nelle questioni dell'idealismo e dell'ontologismo, ma protesa nella dimensione del soggetto concreto, nel suo incontro con l' "altro" nella dinamica degli istinti e dei bisogni.
Sono gli anni in cui si pubblicano le opere inedite di Husserl e in cui si matura la riflessione di Paci sul filosofo tedesco. La fenomenologia incomincia a rappresentare per lui un grande disegno di critica culturale con il quale è possibile riprendere e sviluppare tematiche filosofiche presenti nell'estetica, nella psicologia, nella psichiatria, nell'antropologia, nelle "altre" scienze insomma. La vitalità delle sue lezioni è suggestiva. Mette in discussione se stesso attraverso il significato delle sue parole, attraverso mediazioni culturali che lasciano spesso sorpresi. In queste "mediazioni" Paci scompagina il testo che ha davanti coinvolgendo chi lo ascolta in un gioco di domande piene di paradossi. E mentre parla si accorge di cancellare "il lato negativo delle parole scritte" e che intanto il suo pensiero prende corpo. Allora amava continuare a discutere, le lezioni non finivano nell'aula. Lo aspettavamo, si continuava a parlare fuori, nei giardini dell'Università. Sentiva di avere un "discorso" da verificare, da sostenere, da proteggere. Il suo libro Funzione delle scienze e significato dell'uomo (1963), i saggi su "Aut Aut" (la sua rivista) che ne continuano le questioni lasciate aperte sono lo specchio del modo di pensare di Paci in quegli anni.
Funzione delle scienze doveva originariamente essere un commento alla Crisi delle scienze europee di Husserl: l'interpretazione husserliana della crisi non è metafisica ma storica, nel senso che Husserl ne ricerca le origini e le manifestazioni oggettive; essa è un'analisi dei processi attraverso i quali la soggettività viene ridotta a semplice cosa; è la richiesta di modificare i rapporti tra le forme di sviluppo tecnico-scientifico e l'esistenza umana. La Crisi era stata scritta da Husserl negli ultimi anni di vita (muore nel 1938) e l'opera rimane incompiuta), ormai da tempo allontanato dall'insegnamento dalle leggi naziste. In queste pagine Paci ritrova il senso e il fondamento teorico più convincente di quell'impegno culturale, di quella definizione del ruolo dell'intellettuale nella lotta contro le tendenze involutive e reazionarie della società che aveva vissuto negli anni giovanili attraverso la figura di Antonio Banfi, che aveva sofferto durante la guerra e il campo di concentramento e che aveva cercato nell'impazienza filosofica del primo decennio del dopoguerra.
Scrivendo nel '57 sulla Crisi di Husserl, Banfi osservava: "L'infaticato lavoro speculativo di tutta una vita si raccoglie qui, contro le forze apparentemente soverchianti di corruzione e di dissoluzione, in un impegno di coscienza e di responsabilità storica e in un compito di rinnovamento. E' l'eroismo socratico della ragione che ancora e sempre sveglia gli uomini dal torpore dell'abitudine quotidiana, purifica e universalizza ogni volontà di rivoluzione costruttiva, e l'inserisce operante come volontà collettiva degli uomini all'interno della realtà". La ricomposizione di una linea di continuità della coscienza critica della ragione di fronte all'insorgere del dogmatismo e dell'irrazionalismo, la storia del sapere come concreto autoriconoscersi della ragione che Banfi esalta come testamento spirituale di Husserl, costituiscono già l'orientamento di fondo del pensiero di Paci. In questo senso per Paci il modo di sviluppare i temi della Crisi non andrà mai in una direzione irrazionalista o antiscientifica. Piuttosto si tratta di affrontare la questione della fondazione del valore razionale e umano delle scienze: è un compito pedagogico e scientifico che coinvolge la funzione stessa del filosofo davanti alla storia. Paci allora fa capire come la fenomenologia sia una continua messa in questione di ciò che è raggiunto, di tutto ciò che si presume concluso ed esaustivo, come essa non possa diventare sistema definito, ma ricerca che l'uomo compie riflettendo sulla propria storia e sui modi stessi di attuare questa riflessione: e questo voleva dire per Paci lasciar sempre disponibile il filosofo alla problematica infinita della ricerca della verità e del significato.
"Restituire all'uomo la propria soggettività"; "Riportare l'uomo a se stesso, cioè alla sua autodefinizione liberata da ogni feticizzazione, da ogni maschera che cela il vero volto dell'uomo"; "La "crisi' non coinvolge le scienze in quanto tali, ma la loro scientificità intesa come orizzonte della vita, come senso e scopo della vita"; "Il fondamento delle scienze è nelle operazioni che i soggeti compiono nel tempo, in quella dimensione dell'esperienza diretta, non ancora definita e strutturata che è "il mondo della vita". In Funzione delle scienze questi sono alcuni dei temi che sottendono e guidano l'interpretazione della fenomenologia husserliana e che hanno per Paci la loro essenziale espressione e più coerente determinazione storica nel marxismo. La lettura di Marx diventa per Paci il piano della verifica storica della sua fenomenologia nel senso di una dottrina, non porta Marx a scuola di Husserl - o viceversa. Non va dimenticato (si pensi all'argomento della conferenza tenuta a Praga) che è il significato dell'uomo che fa convergere l'interesse di Paci su Marx e Husserl, e neppure va dimenticato che nel modo di determinare questo significato (immancabilmente al centro della sua tematica) Paci ha sempre messo in gioco il proprio rapporto con la cultura contemporanea e il proprio ruolo di intellettuale nella società.
Certamente il suo stile così ricettivo all'attualità dei problemi e attento a cogliere il significato delle inquietudini culturali e delle trasformazioni sociali, e d'altra parte il suo carattere poco incline e disinteressato a gestire le reali dinamiche di potere che inevitabilmente operano insieme a questi processi, lasciavano problematicamente aperto il rapporto tra cultura e potere politico. Il marxismo di Paci non entra nel merito dei temi specifici del'economia politica o, per esempio, della dottrina dello stato. Sono questioni che la sua formazione filosofica e il modo in cui è cresciuto il suo spessore teoretico lascia comunue in secondo piano. Nonostante il modo di scrivere spesso complesso e difficile, le pagine di Paci su Marx e Husserl sono tra le più chiare: il significato dell'uomo si determina nella prasi soggettiva, nella sfera dei bisogni che fonda la dinamica dei rapporti sociali in un modo dove scienza e tecnica non sono forme di sopraffazione dei bisogni dell'uomo ma il risultato di consapevoli oprazioni compiute in funzione della società civile. I movimenti studenteschi e operai del 1968-69 rappresentano per Paci l'esplosione nel sociale dei bisogni, dei desideri, delle speranze di cambiamento dell'uomo. Aderisce con entusiasmo a questo periodo di tensioni innovatrici che, con matrici diverse, percorrono il mondo, sollecitato come sempre dalla ricerca del significato dell' "uomo nuovo" e della "scienza nuova". I tempi successivi di ricomposizione politica, di ridefinimento della strategia delle forze in movimento, lo renderanno per lo meno un po più distaccato dalla diversa fase dell'iniziativa politica.
Il suo lavoro continua ad approfondire il problema del sapere nella complessità della vita che si trascende sempre verso i nuovi fini, "perché ciò a cui l'uomo tende, anche nel segreto del suo io o ancora inconsciamente, è la soddisfazione dei bisogni che solo può renderlo felice". Il disegno di un'interna unità dialettica tra lo sviluppo storico dell'uomo e le sue produzioni scientifico-culturali si rintraccia nell'ultimo libro pubblicato da Paci, Idee per una enciclopedia fenomenologica (1973). La razionalità critica deve saper cogliere il significato della fondazione delle scienze come sintesi dinamiche in sviluppo delle attività umane, delle operazioni che le fondano nel loro commisurarsi alle necessità sociali. In questa prospettiva c' è il senso della diffidenza che Paci recentemente manifestava sul modo in cui è ripreso da qualche anno in Francia il pensiero di Nietzsche per interpretare la crisi della ragione e della storia. E ancora in questa prospettiva c'è il motivo del suo più recente interesse a ricercare anche attraverso il problema religioso il significato dell'intersoggettività della coscienza che, contro le tentazioni nichiliste della ragione e contro le tendenze affossatrici della libertà, trova la forza razionale di un significato della vita sempre rinnovabile.
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