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Ricerca in Psicoterapia

Introduzione | Redazione | La rivista on-line

Numero 1-2-3 1999 Indice

L'influenza dell'orientamento teorico

e dell'esperienza sul controtransfert

razionale, reattivo e riflessivo1

 
Lina Normandin, Marc-André Bouchard
(Università di Montreal)
 
 
Riassunto
 
Un approccio integrato ai fenomeni del controtransfert (CT) viene proposto per mezzo di un Countertransference Rating System (CRS). Vengono qui studiati tre modelli di attività controtransferali: Oggettivo-Razionale, Reattivo (il classico CT), e Riflessivo (un atteggiamento consapevole con una funzione interpretativa). Questo sistema di classificazione è stato applicato alle reazioni spontanee scritte di 90 psicologi di cui 45 psicologi esperti (dieci anni e più) e 45 inesperti (un anno) appartenenti a tre scuole (psicodinamicamente orientata, umanistica e cognitivo-comportamentale). Due illustrazioni cliniche, una riguardante un'adolescente borderline e l'altra un uomo ossessivo, sono servite da stimolo. I risultati mostrano un adeguato livello di attendibilità tra i giudici, misurata con l'indice kappa (k >= .72) e il coefficiente intraclasse (ICC: p = .78). Un alto indice di correlazione sostiene la struttura logica del CRS. Il confronto tra i gruppi mostra che gli psicologi a orientamento umanistico e psicodinamico sono comparativamente più riflessivi, mentre coloro che hanno un orientamento comportamentale usano più frequentemente una modalità oggettivo-razionale. In modo sorprendente risulta che i meno esperti utilizzano maggiormente la modalità riflessiva nell'esperienza immediata con il paziente rispetto agli psicologi più esperti che mostrano invece una reazione non riconosciuta due volte più impulsiva (CT Reattivo).
 
Summary
 
An integrative approach to countertransference (CT) phenomena is proposed by means of a Countertransference Rating System (CRS). Three types of countertransference (CT) activity are studied: Objective-Rational, Reactive (classical CT), and Reflective (a purposeful awareness with an interpretive function). The rating system was applied to spontaneous written reactions of 45 experienced (10 years and more) and 45 inexperienced (1 year) psychologists of three schools (psychodynamically oriented, humanists, and cognitive-behaviorists). Two clinical vignettes, one of an adolescent borderline, the other of an obsessional man, served as stimuli. Results show an adeguate level of interjudge reliability as measured by kappa (k >= .72) and intraclass coefficients (ICC: p = .78). A highly coherent pattern of intercorrelations gives support to the logical structure of the CRS. Group comparisons showed that humanists and psychodynamicists are comparatively more reflective, while behaviorists adopt a relatively more frequent objective/rational activity. Surprisingly, novices are more reflective in the patient's immediate experience of the situation compared to experts, who show twice as much of an impulsive, unacknowledged reaction (Reactive CT ).
 
È ormai notevole l'interesse nel cercare di comprendere la partecipazione del terapeuta al processo interpersonale della psicoterapia (Beutler, 1990; Gill, 1983; Henry, Schacht & Strupp, 1990; Kernberg, 1965). Gli sforzi empirici si sono concentrati principalmente su alcuni processi cognitivi come aspettative, inferenze e complessità cognitive (Holloway & Wolleat, 1980), mentre gli aspetti affettivi sono stati sia largamente ignorati che visti come troppo controversi per essere sottoposti a un approccio operazionale. Come risultato, relativamente pochi studi sono stati dedicati alla operazionalizzazione integrativa tra l'elemento cognitivo e quello affettivo della partecipazione del terapeuta (per importanti eccezioni vedi Greenberg & Safran, 1984; Henry, Schacht & Strupp 1986, 1990; Robbins & Jolkovski, 1987; Strupp, 1958).
Il presente lavoro esamina l'attività intenzionale controtransferale del terapeuta (CT), la quale comporta il monitoraggio dello stato attuale della relazione oggettuale e quelli così denominati punti di urgenza affettiva (Strachey, 1934). Questo lavoro mette a confronto le reazioni spontanee scritte, di psicologi umanistici, cognitivo-comportamentali e psicoanaliticamente orientati, sia in training che esperti, a due interazioni paziente-terapeuta, una con un uomo ossessivo, l'altra con una adolescente borderline, ciascuno con un terapeuta di sesso opposto.
 
Il ruolo dinamico del controtransfert
 
Parecchi fenomeni e differenti stati mentali sono stati inclusi sotto il termine controtransfert. Da un punto di vista psicoanalitico classico, il CT fu introdotto inizialmente da Freud (1910) per indicare l'inconscia interferenza con la capacità dell'analista di comprendere il pensiero inconscio del suo o della sua paziente con accuratezza e sensibilità, come risultato dell'influenza del paziente. Cinque anni più tardi egli mise in guardia gli analisti dai pericoli che comporta il reagire inconsciamente al transfert erotico del paziente:
Del resto, l'esperimento di lasciarsi andare a sentimenti di tenerezza nei confronti della paziente non è sempre esente da pericoli. Non sempre ci si domina al punto da non trovarsi improvvisamente, un momento o l'altro, oltre i limiti che ci si era prefissati. Penso perciò che non si debba abbandonare quella impassibilità a cui si è pervenuti trattenendo la controtraslazione. (Freud, 1915, p. 81)
 
Qui Freud faceva riferimento agli aspetti libidici o romantici della situazione ma, naturalmente, gli impulsi aggressivi o di odio devono essere inclusi in questa definizione classica come maggiori fonti di interferenza. Entrambi gli aspetti che possono, dunque, invadere il campo terapeutico si presume siano causati da residui elementi patologici propri della struttura del terapeuta stesso (Freud, 1910, 1912, 1937; Reich, 1951).
Dopo questo periodo iniziale, parecchi autori, inclusi Balint e Balint (1939), Deutsch (1926), e Ferenczi (1926) introdussero nuovi e diversi modi di comprendere i fenomeni controtransferali, constatando che per il solo fatto di essere una persona umana, il terapeuta inevitabilmente contribuisce con la sua propria persona al processo terapeutico. Qualunque sia il loro merito, questi contributi rimasero relativamente ignorati o considerati marginali. Nei tardi anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta, parecchi analisti hanno incominciato a prendere in considerazione la completa portata degli sviluppi del pensiero portato avanti da Melanie Klein a proposito delle precoci relazioni d'oggetto e dei meccanismi di difesa primitivi come la scissione e l'identificazione proiettiva, caratteristici della posizione schizo-paranoide, abbiamo così assistito a un radicale cambiamento della visione psicoanalitica dei fenomeni controtransferali. Tra le altre considerazioni, i kleiniani (Heimann, 1950; Winnicott, 1949 ) rilevano che le parti scisse e proiettate della personalità del paziente spesso ottengono la loro espressione proprio attraverso i sentimenti e le fantasie dell'analista, piuttosto che direttamente attraverso le parole del paziente stesso.
 
Come risultato, la Heimann (1950) ridefinì il CT nel modo seguente: uso il termine "controtransfert" per descrivere tutti i sentimenti che l'analista prova nei confronti del suo paziente. Si può argomentare che questo uso del termine non è corretto, e che il controtransfert semplicemente indica il transfert che parte dall'analista. Tuttavia, vorrei suggerire che il prefisso "contro" implica dei fattori supplementari... La mia opinione è che la reazione emotiva dell'analista nei confronti del paziente, nella situazione analitica, rappresenta uno degli strumenti più importanti per il suo lavoro. Il controtransfert dell'analista è uno strumento di ricerca nell'inconscio del paziente. (p. 81)
 
Così, da reazione dell'analista oppure anche ostacolo, il controtransfert diventa qui creazione del paziente, uno strumento potenzialmente utile.
Gli scritti della Heimann segnano la tappa per un terzo periodo del proliferare di pubblicazioni sull'argomento. Il controtransfert fu riesaminato e apparvero una serie di distinzioni tra oggettivo e soggettivo (Winnicott, 1949); normale piuttosto che patologico (Money-Kyrle, 1956), acuto piuttosto che cronico (Reich, 1951), parziale rispetto a totale (Gitelson, 1952) e concordante rispetto a complementare (Racker, 1957). Si evidenziarono grosse divergenze tra autori kleiniani (Heimann, 1950, 1960; Little, 1951, 1957, 1960; Racker, 1953, 1957; Winnicott, 1949) e autori più strettamente Freudiani (Fliess, 1953; Gitelson, 1952; Reich, 1951, 1960). Queste controversie non riguardavano solo la definizione stessa ma comprendevano questioni riguardo all'utilità clinica, le finalità e le carenze.
In un quarto periodo, dall'inizio degli anni Sessanta a oggi, gli interrogativi teorici recedettero a favore di alcuni accordi consensuali (come il riconoscimento del CT come una inevitabile caratteristica del processo terapeutico). Emersero inoltre punti di vista integrativi come quello introdotto da Kernberg (1984), che ha espresso il problema della relazione tra il CT e la personalità dello psicoanalista nei termini di una serie di cerchi concentrici, di cui quello più interno sta a rappresentare i concetti più ampi.
 
Definito in modo limitato, il CT viene ristretto alla reazione inconscia dell'analista al transfert del paziente ... Un secondo cerchio più esteso, che comprende il primo, estende il concetto alla totalità delle reazioni consce e inconsce al paziente ... Un cerchio ancora più allargato include in aggiunta ... la specifica abituale reazione di ogni particolare analista ai vari tipi di pazienti, reazione che include le disposizioni controtransferali e le manifestazioni così definite e i tratti generali della personalità dell'analista. (pp. 264-65)
 
Il nostro approccio al CT è in linea con questa prospettiva più totale ed è ispirato ai lavori pionieristici di Racker (1953, 1957, 1968). Infatti, seguendo la terminologia di Racker, si dovrebbe parlare di CT totale e, quando sia necessario per una maggior chiarezza, differenziare e separare ciascun aspetto dall'altro.
 
Funzioni e stati mentali del controtransfert
 
Contrariamente alla convinzione teorica, secondo la nostra opinione, è coerente da un punto di vista concettuale e pertinente da un punto di vista clinico, distinguere fra tre tipi principali di attività controtransferali.
Per quanto riguarda il primo tipo, si deve definire una funzione e uno stato mentale più oggettivi e razionale-cognitivi, dove il terapeuta si mette in una posizione di osservazione, più simile a quello che Buber (1970) descrisse come la modalità Io-Esso (Io-Tu). Questo ruolo appartiene all'analizzatore razionale, come avviene quando viene adottato un modello di lavoro supportato da osservazioni esterne, dal buon senso o dalle teorie cliniche (Greenson, 1960; Peterfreund, 1983). Qui l'intento del terapeuta è quello di rimanere in una posizione di osservatore oggettivo, piuttosto che di soggetto-partecipante.
Per quanto riguarda il secondo tipo, come è stato ampiamente riconosciuto nella classica prospettiva freudiana, il CT può anche servire come difesa contro l'ansia in risposta al paziente suscitata da conflitti non risolti. Questa seconda funzione è quella che noi chiamiamo stato mentale reattivo. Il terapeuta è inconsciamente più coinvolto dai propri desideri e dai propri conflitti che da quelli del paziente. Nella stato reattivo il terapeuta è un inconsapevole soggetto-partecipante e le sue reazioni possono ostacolare lo sviluppo di una chiara e oggettiva rappresentazione (Freud, 1910, 1912, 1937; Reich, 1951).
Nella terza forma, il CT è una modalità riflessiva, uno strumento di lavoro per comprendere i processi mentali del paziente, che può essere di aiuto alla funzione interpretativa, fino a quando il terapeuta non ha la capacità di diventare un soggetto riflessivo partecipante, completamente consapevole (Heimann, 1950; Kernberg, 1965; Racker, 1968). Questo dipende, come dice Racker (1957) "dalla continuità e dalla profondità del suo contatto conscio con se stesso" (p. 308). L'attività riflessiva è un movimento dall'esperienza inconscia/inconsapevole all'esperienza conscia, dalle reazioni istintive alla consapevolezza mirata.
 
Il sistema di valutazione del controtransfert (Countertransference Rating System, CRS)
 
L'attuale sistema di classificazione del controtransfert è la quarta versione. Esaminando l'operazionalizzazione del CRS così come presentata nella tab. 1, è innanzitutto necessario distinguere fra le tre categorie principali del CT: oggettivo-razionale, reattiva e riflessiva. Adottando una prospettiva osservazionale, piuttosto che di partecipazione, si rilevano differenze tra la forma oggettivo-razionale e le altre due, tuttavia è il livello di consapevolezza conscia che aiuta a discriminare il materiale che deve essere considerato reattivo o riflessivo.
Il CRS distingue quattro fasi dell'attività riflessiva all'interno del più ampio stato riflessivo: fase di emergenza, fase di immersione, fase di elaborazione e intervento. Ciascuna fase è considerata un passo avanti, nel ciclo di consapevolezza intenzionale, verso l'integrazione delle reazioni interne per una comprensione di ciò che viene attivato come risposta al materiale clinico (vedi la tab. 1 e la seguente discussione).
 
Tabella 1. Sinossi delle Categorie del Sistema di Classificazione del Controtransfert
 
Categorie Descrizione
 
1.0 Contrario dell'attività mentale
0.0 Altro
1.1 Attività mentale Oggettivo-Razionale
Il terapeuta è in una posizione di osservatore piuttosto che di partecipazione. Questa condizione è caratterizzata da un processo di oggettivazione e dal conservare una distanza emotiva. Si è concentrati sulle questioni teoriche, sulla realtà oggettiva del paziente o sul processo terapeutico visto dall'esterno. Qui il terapeuta sta costruendo un modello di lavoro rispetto al paziente o una posizione clinica partendo dalle sue stesse osservazioni e teorie (Greenson). Questa è una modalità Io-Esso (Io-Tu) (Buber).
 
1.2 Attività mentale Reattiva
Il terapeuta è un partecipante inconsapevole e inconscio al processo. Questo è il controtransfert inteso nel senso classico (macchia cieca; Freud, A. Reich). Il terapeuta è sia oggetto passivo delle proiezioni del paziente, che esso stesso autore di reazioni impulsive. Il contenuto risulta deformato da queste reazioni interne inconsapevoli o inconsce. Questa categoria include la controidentificazione proiettiva (Kernberg).
 
1.3 Attività mentale Riflessiva
Il terapeuta è almeno parzialmente, se non completamente, conscio di quello che sta provando in quel momento e della situazione come soggetto partecipante (Heimann; Racker; Kernberg). Tutto quello che viene esperito è riconosciuto come tale, sia vago e diffuso oppure ben elaborato e specifico, coinvolgendo se stesso o la relazione con il paziente o la situazione terapeutica. Questo stato riflessivo si articola attraverso una serie di quattro sottostati preconsci/consci: emergenza (1.31), immersione (1.32), elaborazione (1.33) e intervento (1.34).
 
1.31 Emergenza
Appare inizialmente alla periferia della consapevolezza del terapeuta, in forma di tensione, segnali affettivi, immagini o ricordi, spesso diffusa e malamente definita (Reik, Ferenczi). La consapevolezza di queste tensioni interne può condurre a una di queste tre forme intenzionali: agita (1.311), bloccata (1.312) o contenuta (1.313).
1.311 Agita all'emergere. Il terapeuta non è in grado di trattenersi dall'agire direttamente i suoi desideri o impulsi, che hanno origine dalle sue reazioni interne, dai suoi pensieri o fantasie. Si può trovare sollievo nel pensiero astratto o in raccomandazioni immediate o nell'interpretazione. Questo spesso fa tornare a una situazione reattiva.
1.312 Bloccata all'emergere. Bloccare le reazioni emergenti porta a non essere in grado di afferrare di quale esperienza si tratta, come tale o legata all'esperienza del paziente della relazione. Così non è possibile approfondire ulteriormente e usare quel materiale. Il soggetto tipicamente passa a un altro tipo di esperienza: Razionale (1.1), Reattiva (1.2) o Riflessiva (1.3).
1.313 Contenuta all'emergere. Il terapeuta pone stretta attenzione alle proprie reazioni interne emergenti, va avanti con la sua esperienza, considerandola quindi come materiale potenzialmente importante per la comprensione del processo terapeutico. Questa è una chiara pausa che permette ulteriori riflessioni sull'esperienza immediata. In tal caso, la reazione emergente si può trasformare in un'esperienza di immersione (1.32).
 
1.32 Immersione
Questa attività mentale deriva dalla precedente nel senso che il terapeuta continua a fare attenzione e a contenere, attraverso la consapevolezza, le sue tensioni interne e i suoi pensieri emergenti. Questo processo si riferiva a una sorta di empatia attraverso un'identificazione di prova (Fliess). A questo punto può apparire una delle quattro forme intenzionali: il terapeuta come una persona (1.321), il paziente come una persona (1.322), il terapeuta come un soggetto partecipante (1.323) e il paziente come soggetto partecipante (1.324).
1.321 Il terapeuta come persona. Questo si riferisce all'esperienza attuale o passata del terapeuta come persona o come professionista.
1.322 Il paziente come persona. Il terapeuta immagina ed esplora ciò che il paziente può aver provato in passato o in una situazione o relazione attuale.
1.323 Il terapeuta come soggetto partecipante. Il terapeuta riflette sulla sua attuale, immediata esperienza come soggetto partecipante nella situazione terapeutica (o transfert: Gill).
1.324 Il paziente come soggetto partecipante. Il terapeuta riflette sull'attuale, immediata esperienza del paziente come soggetto partecipante nella situazione terapeutica (o transfert: Gill).
 
1.33 Elaborazione
Questa categoria descrive i tentativi del terapeuta di perseguire la fase precedente scoprendo o costruendo, una comprensione interna, o una spiegazione di ciò che è stato esperito. Questo origina dagli sforzi di comparare le propri reazioni con quelle del paziente. Si presuppone la consapevolezza dei processi di identificazione proiettiva come base per tale comprensione e comunicazione (Heimann, Klein, Kernberg, Racker, Segal). Questo confronto può assumere una delle tre forme: concordante (1.331), complementare (1.332), o retrospettiva (1.333).
1.331 Concordante. Questo è il risultato di un processo di presa di coscienza dell'aver provato nella situazione terapeutica una data realtà (pensieri, affetti e desideri) simile a quella che il paziente sta provando nella situazione terapeutica (Racker).
1.332 Complementare. Questa è la consapevolezza, da parte del terapeuta, di aver provato affetti, rappresentazioni o desideri che sembrerebbero essere la controparte di ciò che è sperimentato dal paziente nella particolare relazione Sé-oggetto. Questa è l'esperienza di essere trasformato dal paziente, di diventare una delle sue parti scisse (Deutsch, Racker).
1.333 Retrospettiva. Il terapeuta riconosce che gli aspetti elaborati precedentemente erano fuori dalla propria consapevolezza (cioè inconsci) fino a quel momento e che hanno interferito con il processo deduttivo. Questo è il prendere vantaggio da una visione a posteriori.
1.34 Orientata all'intervento.
Il terapeuta formula un intervento/interpretazione ed è presente una qualche esplicita o implicita intenzione di comunicare, dissimulare (perché fuori tempo), oppure non fornire (tenere nascosto) questa opinione al paziente. Il contenuto che serve come base per l'intervento può avere origine da una attività di tipo emergente, così da condurre a un cerchio ristretto; oppure da una immersione che è allora definito come un cerchio parziale; o se l'intervento ha origine da un livello elaborativo, il ciclo viene definito come pieno o completo. Così, a sua volta, porta a una combinazione di nove sottocategorie (tre intenzioni di comunicare attraverso tre cicli).
 
Grado di investimento dell'Io del terapeuta. Al termine di questa discussione preliminare dobbiamo introdurre le distinzioni operate da Racker (1968), il quale differenzia tre specifici livelli di complessità, o gradi di investimento con cui si esprime il CT: (a) pensieri controtransferali, (b) posizioni controtransferali e (c) dinamica transfert-controtransfert. Le differenze riguardano i tre gradi nei quali l'Io o il Sé del terapeuta sono coinvolti nell'esperienza. Ciascun livello di investimento serve anche come base per il livello successivo, più complesso, integrato e di grado superiore del processo terapeutico. L'eredità di Racker è quella che sottende il nostro lavoro.
Come primo troviamo il livello microscopico dei pensieri transitori nel quale il CT è esperito come impulsi, idee, fantasie estranei e rapidamente cangianti, o elaborazioni di intensità emotiva generalmente bassa o modesta.
Al secondo, con un superiore grado di complessità, abbiamo un livello relativamente più macroscopico che ha a che fare con la preoccupazione per l'agire immediato, durante la seduta, con la relazione oggettuale e con le reazioni emotive (messe in moto nel qui e ora della seduta). La letteratura definisce questi come punti di urgenza (Strachey, 1934), eventi significativi (Elliott, 1984) o posizioni (Racker, 1968). Questi concetti hanno in comune la situazione in cui il terapeuta si trova nel ruolo che il paziente cerca di fargli rappresentare e, come controparte, è nella posizione di poter accedere direttamente e intimamente a uno dei principali conflitti del paziente attraverso il monitoraggio durante la seduta di questi movimenti transferali e controtransferali, che noi chiamiamo punti di urgenza affettiva (per il paziente) e posizioni controtransferali (per il terapeuta). Ciò nonostante, come dimostra chiaramente l'esperienza clinica, questo livello forma solo un elemento di un complesso più ampio.
Il terzo livello rappresenta il più alto grado di reciproca influenza tra terapeuta e paziente durante le sedute, al quale ci si riferisce come costruzione dello spazio terapeutico (Baranger & Baranger, 1969; Viderman, 1982). Attraverso una comprensione integrata dei successivi punti di urgenza affettiva, e dei modelli ricorrenti durante la seduta, questo più alto livello di integrazione rispecchia la successione dei movimenti transferali e controtransferali, per formare la matrice più ampia. Questo livello più integrato e complesso non è affrontato in questo lavoro.
Tutti e tre i livelli precedentemente definiti possono avere funzioni oggettivo-razionali, difensive o interpretative, ciascuno comprende uno o tutti e tre gli stati controtransferali sopra descritti: oggettivo-razionale, reattivo o riflessivo. Il presente lavoro riferisce la nostra analisi sull'attività controtransferale al livello macroscopico, quello delle posizioni controtransferali.
 
Applicazione del CRS: in risposta alle illustrazioni cliniche
 
Per illustrare il nostro lavoro, esamineremo diverse trascrizioni tipiche di ciascuno degli stati mentali che abbiamo definito. Lo stimolo a cui i nostri soggetti terapeuti risposero include due illustrazioni cliniche di trascrizioni pubblicate di reali interazioni paziente-terapeuta, presentate in formato dattiloscritto e frammentate in sezioni in modo da permettere una pausa per riflettere e per scrivere. La prima vignetta (Tansey & Burke, 1985) riguarda una ragazza di diciassette anni con una patologia borderline che inizia la seduta facendo la caricatura della sua terapeuta. La seconda (Salzman, 1980) descrive un uomo ossessivo sulla quarantina, preoccupato per l'idea di uccidere sua moglie, che descrive con una tipica modalità anaffettiva come controllante. Queste vennero presentate casualmente, in ordine inverso per metà dei soggetti. Essi ricevettero l'istruzione di scrivere le loro reazioni spontanee, positive o negative, a quanto detto o fatto durante l'intervista dal terapeuta o dal cliente nel colloquio. In altre parole, essi furono invitati a svelare qualsiasi fantasia, impulso, desiderio, ricordo, opinione o deduzione fosse stimolata in loro dalle vignette, sia riguardante il paziente, il terapeuta o la loro esperienza personale o professionale.
Si potrebbe dire che era stato chiesto loro di fare libere associazioni e di scriverne i contenuti.
 
Tabella 2. Trascrizioni letterali di un protocollo Razionale e di uno Reattivo, rispettivamente di un soggetto esperto maschio cognitivo-comportamentale e di uno esperto umanista
 
Mac.2 = Razionale
Unità #
 
1 Noto l'età e il livello di funzionamento professionale del paziente e il fatto che ci sono "numerosi problemi". (Mic. = Razionale)
2 Mi chiedo (a) cosa il paziente intenda per "violento", (Mic. = Razionale)
3 (b) quali siano gli affetti del paziente mentre racconta in terapia e durante l'episodio, (Mic. = Razionale)
4 (c) se capisce perché sua moglie è arrabbiata. (Mic. = Razionale)
5 Mi interrogo sull'intervento del terapeuta riguardo al bucato non appropriato. (Mic. = Razionale)
6 Questo è (a) un test per misurare la capacità di comprensione del paziente (Mic. = Razionale)
7 (b) una modalità per avere più informazioni (Mic. = Razionale)
8 (c) una strada per condurre il paziente a fare delle ipotesi sulle ragioni di sua moglie per essere arrabbiata (Mic. = Razionale)
9 Mi faccio delle domande riguardo all'"intellettualizzazione" del paziente. (Mic. = Razionale)
10 È questa una "modalità difensiva" (Mic. = Razionale)
11 Potrebbe essere visto, da parte della moglie, come passivo-aggressivo o controllante (come spesso succede quando le persone interagiscono con personalità "ossessive"). (Mic. = Razionale)
 
Mac. = Reattivo
 
22 Che razza di domanda: «Gli ho chiesto se era arrabbiato». Totalmente inutile e irrilevante. (Mic. = Reattivo)
23 Lo ha già detto: «Mi sono guarito da solo». (Mic. = Reattivo)
24 Mi sembra che la terapeuta sia alle strette perciò se ne viene fuori con un discorso sciocco come questo. (Mic. = Reattivo)
25 Qui ancora, sto pensando ai miei guai personali quando torno a casa. (Mic. = Emergenza contenuta)
26 A casa, tuttavia, l'interpretazione è molto meno efficace che sul lavoro. (Mic. = Immersione – Terapeuta/Persona)
27 Se un marito rispettabile dice a sua moglie che lei «si stava comportando in modo infantile, etc.» certamente non risolve il problema – al contrario! (Mic. = Immersione – Terapeuta/Persona)
28 Uno deve conoscere le donne! (Mic. = Reattivo).
 
Mac. = Reattivo
 
29 Qui ancora un intervento stupido da parte della terapeuta. (Mic. = Reattivo)
30 Lei (la terapeuta) mi fa pensare allo stupido Albert Ellis. In breve, qui una piccola "menata razional-emotiva". (Mic. = Reattivo)
31 Qual è lo scopo per questo poveretto di beccarsi questa menata educativa, a questo punto. (Mic. = Reattivo)
32 Quello che importa qui è avvicinarsi al significato transferale. (Mic. = Reattivo)
33 E quello che mi sembra più ovvio è che questo pover'uomo sia "stufo" della terapeuta. (Mic. = Reattivo)
34 E lo posso capire. (Mic. = Reattivo)
35 Il pover'uomo si sottomette all'approccio educativo della sua terapeuta esattamente allo stesso modo con cui si sottomette al suo "analogo" a casa. (Mic. = Elaborazione concordante)
36 Sono sicuro che il suo «Io di solito non sono d'accordo con lei» significa "Io di solito non sono d'accordo con te". (Mic. = Reattivo)
 
La tabella 2 presenta due protocolli, ciascuno valutato sia al livello del pensiero transitorio microscopico, sia a quello macroscopico. Uno riguarda uno stato mentale razionale e l'altro include due sezioni successive di uno stato mentale reattivo, ciascuno prodotto da soggetti diversi. Nella modalità razionale è presente un coerente atteggiamento di tipo osservante, distaccato sia a livello dei pensieri transitori (punteggio microscopico) che della posizione controtransferale (punteggio macroscopico). L'uso della teoria e del tenere a distanza è piuttosto evidente. Anche nel protocollo successivo di un diverso soggetto, la funzione reattiva o difensiva impulsiva appare piuttosto chiaramente. Si osservano per prima cosa (e.g. unità # 24 a # 28) i rapidi cambiamenti nei contenuti dei pensieri transitori che si spostano dal pensiero reattivo a quello riflessivo, attraverso un'emergenza o una immersione. Questo spostamento è, tuttavia, di breve durata e lascia spazio a un ulteriore pensiero reattivo (tab. 2 # 28) e l'intera sezione si completa per formare, al livello superiore della posizione controtransferale (macroscopico), una posizione reattiva di CT. Le unità dalla 29 alla 36 presentano la reazione dello stesso soggetto alla successiva sezione della vignetta. Viene mostrato come, a dispetto di un breve pensiero a livello di elaborazione, la spinta principale è reattiva dimostrando, in superficie, un attacco contro la terapeuta donna, mentre, a livello più profondo, è possibile percepire un conflitto sottostante proiettato nella situazione: un soggetto maschio che reagisce alla vignetta (vedi descrizione sopra) del paziente maschio ossessionato dall'idea di uccidere la moglie e che riporta una discussione con lei, alla sua terapeuta donna, che qui è vissuta dal nostro soggetto in una posizione controtransferale reattiva come «stupida, inutile e irrilevante!».
La tabella 3 presenta dapprima un tipico esempio di un protocollo di emergenza che non porta a ulteriore strutturazione. Il soggetto, esplorate le proprie fantasie attraverso un processo simile alla scrittura automatica, fu incapace di muoversi ulteriormente nel suo cerchio riflessivo.
Nel successivo abbiamo un chiaro esempio di una immersione del tipo terapeuta come persona, tratto da un diverso soggetto. La collera porta al senso di colpa che a sua volta porta all'esplorazione da parte del soggetto della propria reazione automatica di sentirsi in colpa. Il soggetto considera una serie di modalità potenziali per tirarsene fuori (spiegare, reprimere l'abitudine alla spiegazione, distacco: unità dal 3 al 5). Si nota, tuttavia, un breve momento reattivo (#7), seguito da una ulteriore immersione. Questo protocollo non può qualificarsi come un'elaborazione dato che non viene fatta una esplicita connessione tra l'esperienza propria del terapeuta con le difese associate e l'attuale situazione del paziente e il transfert.
Tuttavia la tabella 4 fornisce un simile esempio di elaborazione stimolata da un'iniziale reazione difensiva al materiale, sia di accusa al paziente di drammatizzare (#26) o di proiettare (#27). Ma è interessante notare che, a seguito di questa reazione, il soggetto dimostra consapevolezza di avere reagito (#28: una elaborazione retrospettiva, vedi tab. 1). Questo alla fine porta a una immersione nell'esperienza del transfert propria del terapeuta (#30), che produce il successivo pensiero cruciale (#31). Questo spiega la ragione dell'iniziale reazione del soggetto di rimprovero, che ora sembra il risultato di un'identificazione che risulta essere collocata in una posizione complementare, essere rimproverato, mentre il paziente mantiene un sé irreprensibile.
Una posizione di elaborazione complementare è stata esplorata nel pensiero successivo (#32).
Le ultime due unità mostrano un'ulteriore immersione rispetto a un tema correlato, ma lontano dal transfert, seguita da una considerazione imprecisa riguardo a un possibile intervento. Se lo consideriamo come una struttura globale, questo protocollo costituisce una posizione controtransferale riflessiva del tipo di una elaborazione complementare, che apparentemente nell'insieme gravita intorno all'insight formulato nell'unità 31. Come è già stato detto, questo lavoro presenterà solo i risultati dell'analisi macroscopica o al livello delle posizioni controtransferali mentre un differente lavoro (Normandin & Bouchard, 1993) presenta l'altro livello dei pensieri controtransferali transitori.
 
Orientamenti teorici ed esperienza
 
Sono molto poche le ricerche quantitative esistenti sul CT (vedi Luborsky e Spence, 1978) sulle quali basare le nostre predizioni. Data la dimostrata presenza di elementi comuni tra le diverse scuole, non ci si aspetta che emergano differenze tra gli orientamenti rispetto alla categoria reattiva; il gruppo maggiormente razionale dovrebbe essere quello cognitivo-comportamentale e quello umanista il meno razionale (vedi Bouchard, Lecomte, Charbonneau & Lalonde, 1987).
 
Tabella 3. Trascrizioni letterali di due Protocolli Riflessivi. Uno di Emergenza e, l'altro, di Immersione. Rispettivamente da parte di un Soggetto Donna Principiante con orientamento Psicodinamico e di un Soggetto Esperto Donna Comportamentista
 
Mac.3 = Emergenza contenuta
Unità #
 
21 Le sue emozioni arrivano per mezzo dell'ossessione di uccidere. (Mic. = Razionale)
22 Il bisogno di castrare l'altro come una modalità di non percepire la propria castrazione, impotenza, e vulnerabilità. (Mic. = Emergenza contenuta)
23 Vivere l'altro come castrante. (Mic. = Emergenza contenuta)
24 È troppo vicino ad altri sentimenti. (Mic. = Emergenza contenuta)
25 e i sentimenti ci rendono vulnerabili. (Mic. = Emergenza contenuta)
26 Proiettare al di fuori quello che riteniamo sia troppo difficile da vivere. (Mic. = Emergenza contenuta)
27 Vivere come uno zombie sempre in cerca del sale che ci mantenga in vita. (Mic. = Emergenza contenuta)
28 Morto vivente, che vaga nella solitudine e nel silenzio, (Mic. = Emergenza contenuta)
29 spaventato dai fantasmi del passato che ora sorgono sulla via. (Mic. = Emergenza contenuta)
30 La soluzione (Mic. = Emergenza contenuta)
31 Forse aggirarli attraverso le parole. (Mic. = Emergenza contenuta)
 
Mac. = Immersione del Terapeuta come Persona
 
1 Nell'immediato, la mia prima reazione sarebbe stata una rabbia improvvisa, poi un senso di colpa. (Mic. = Emergenza contenuta)
2 Mi sarei sentita accusata e poiché ho la reazione automatica di presumere di essere colpevole ogni volta che mi sento accusata di qualcosa, questa sarebbe la prima reazione. (Mic. = Immersione del Terapeuta come Persona)
3 Poi, vorrei spiegarmi. (Mic. = Immersione del Terapeuta come Persona)
4 Ma non lo farei, ho cercato di sopprimere questa abitudine. (Mic. = Intervento/Parziale cerchio/Dissimulazione)
5 Infine me ne starei sia semplicemente a guardare che me ne distaccherei lasciando che le cose accadano. (Mic. = Intervento/Ciclo Parziale /Comunicazione)
6 O, a seconda che mi senta a mio agio e senta di apprezzare abbastanza la paziente, mi arrabbierei anch'io. (Mic. = Immersione del Terapeuta come Persona)
7 E le chiedo: cosa pensa di essere Pensa di essere terribilmente importante, non è vero (Mic. = Reattivo)
8 So di averlo fatto con mio figlio di sedici anni, e questo aiuta, ma solo se veramente ti piace quella persona. (Mic. = Immersione del Terapeuta come Persona)
 
Per quanto riguarda la categoria riflessiva, generalmente ci si aspetta che le maggiori differenze emergeranno come risultato delle nostre diverse convinzioni teoriche soggettive. I terapeuti possono presumibilmente introdurre delle distorsioni in una interazione terapeutica che sta avvenendo, dato che gli scritti derivanti dalla loro comprensione teorica esposta possono impedire la loro apertura allo sviluppo di nuove formulazioni al mostrarsi di un contenuto inaspettato (e.g. Singer, Sincoff & Kolligian, 1989). A ogni modo, riferendosi al punto centrale delle concettualizzazioni teoriche di ciascuna scuola, è possibile fare quattro predizioni principali: (a) soggetti a orientamento umanistico e psicodinamico presteranno proporzionalmente maggior attenzione al materiale proveniente da un investimento riflessivo paragonati a soggetti a orientamento cognitivo-comportamentale; (b) l'empatia, a un livello immersivo base, sarà maggiormente caratteristica degli umanisti, seguiti dai dinamici e poi dai cognitivo-comportamentali; (c) la capacità di divenire consapevoli della pressione del paziente (all'interno della relazione, possibilmente attraverso le identificazioni proiettive) sarebbe osservabile attraverso una maggiore proporzione di categorie Elaborazione, e ci si aspetta sia la caratteristica dei dinamici, poi degli umanisti e solo in seguito dei cognitivo-comportamentali; (d) infine, di tutti i gruppi ci si aspetta che i comportamentisti saranno più orientati all'intervento e all'azione, ma sia da un ciclo parziale che ristretto (vedi tab. 1 e 2).
 
Tabella 4. Trascrizioni Letterali di un Protocollo Riflessivo, di Tipo Elaborativo, da parte di un Soggetto Donna Esperto Psicodinamicamente Orientato
 
Mac.4 = Elaborazione Complementare
Unità #
 
26 Dico a me stessa che questo paziente drammatizza la situazione, (Mic. = Reattivo)
27 e in un certo senso, il fatto che egli consideri la reazione di sua moglie come fosse quella di una bambina, rappresenta in un certo modo la proiezione del suo stesso infantilismo. (Mic. = Reattivo)
28 Mentre scrivo queste parole, mi rendo conto di essere di umore oppositivo verso questo paziente. (Mic. = Elaborazione retrospettiva)
29 La qual cosa mi riporta indietro alla reazione della moglie, che è precisamente di rabbia e opposizione. (Mic. = Immersione del Paziente come Persona)
30 Mi domando riguardo a questa reazione se è stata scatenata in me dalla speranza di guadagnare così una miglior comprensione della moglie (Mic. = Reazione), che è possibile reagisca allo stesso aspetto nel marito come ho fatto io, in questo esempio. (Mic. = Immersione del Terapeuta come Partecipante)
31 Io credo che questo sia l'aspetto del biasimare gli altri tanto quanto un risultato del presentare un immagine di sé irreprensibile, che "vuole fare sempre bene" che mi infastidisce di questo paziente. (Mic. = Elaborazione complementare)
32 Un'immagine, questa, che gli permette di giustificarsi ai suoi occhi. (Mic. = Elaborazione concordante)
33 Mi fa venire in mente uno dei miei pazienti che era molto meticoloso in tutto quello che faceva e che trovava sempre ogni sorta di giustificazione per mantenere questo atteggiamento. (Mic. = Immersione del Terapeuta come Persona)
34 Detto questo, vorrei poi cercare di andare oltre a tutti i vari aspetti dell'episodio riportato dal paziente, cercando di mostrargli la sua parte nell'interazione aggressiva tra lui e la moglie. (Mic. = Intervento/Ciclo Completo/Comunicato)
 
Effetti dell'Esperienza. Una precoce ricerca di Strupp (1958) mise a confronto le reazioni di terapeuti esperti (sei anni o più) con le reazioni di principianti alla videoregistrazione di un'intervista con un paziente affetto da agorafobia e alla risposta alla seguente domanda: «Che cosa avreste fatto ». I risultati mostrarono che più della metà dei partecipanti aveva riconosciuto che si sarebbero trovati in difficoltà dovute all'emergere di varie reazioni quali la noia, la rabbia, l'irritazione e l'impazienza. Inoltre fu dimostrato che i terapeuti esperti erano meno capaci di controllare queste reazioni e di sviluppare un atteggiamento positivo. In ogni modo, un'ampia revisione della letteratura (Auerbach & Johnson, 1977; Tracey, Hays, Malone & Herman, 1988) suggerisce che più i terapeuti hanno esperienza migliore dovrebbe essere la qualità della relazione terapeutica. Ciò fornisce una prova indiretta, ma comunque l'unica prova disponibile, a supporto della prossima ipotesi principale, cioè che vi sia una differente proporzione delle tre principali categorie CRS fra terapeuti esperti e principianti.
Ciò dovrebbe manifestarsi attraverso una proporzione relativamente maggiore di attività riflessiva e una corrispondente minor proporzione di attività reattiva per i terapeuti esperti. Ci si aspetta che l'attività razionale sia uguale per i diversi vari livelli di esperienza.
 
Metodo
 
Soggetti
 
I soggetti sono 90 psicologi che praticano la psicoterapia o effettuano un tirocinio in psicoterapia. Ciascuno fu reclutato direttamente dall'attività privata, in ambiente universitario o ospedaliero in Quebec. La metà sono studenti in psicologia clinica o di consultazione, senza esperienza, che stanno portando a termine un master, mentre l'altra metà è costituita da terapeuti esperti (dieci anni o più), membri dell'Ordine degli psicologi del Quebec. I principianti comprendono 35 donne e 10 uomini (Xage = 27.4 anni; Xexperience = 0.87 anni). Gli esperti comprendono 20 donne e 25 uomini, (Xage = 44.4 anni; Xexperience = 15.8 anni). Il loro orientamento teorico e il loro training è distribuito equamente fra le tre principali scuole: cognitivo-comportamentale, umanistica e dinamicamente orientata, per un totale di 6 gruppi di 15 terapeuti ciascuno.
 
Giudici
 
Una coppia di giudici ricevette venticinque ore di training intensivo per le categorie CRS, utilizzando materiale proveniente da un altro studio. La competenza rispetto alla griglia fu ritenuta raggiunta dopo aver ottenuto un livello di * >= > .80. I giudici (due donne) sono laureate, al quarto e quinto anno, avendo completato tutti i loro esami per il PhD tranne la discussione della tesi. Hanno valutato 90 protocolli scelti a caso e gli venne chiesto di attribuire un valore corrispondente a una categoria del CRS per ciascuna sezione (unità macroscopica). Venne raggiunto un accordo consensuale dopo aver preso in considerazione le valutazioni separate per la valutazione dell'attendibilità.
 
Sistema di analisi del testo computerizzata (SATO)
 
SATO (Daoust, 1988) è un sistema di analisi computerizzata per i testi. Consiste di un database di vocaboli studiato per annotare e manipolare testi multilingui in modi differenti; localizzare termini significativi, costruire dizionari (lessici), categorizzare parole, conteggi di ogni tipo ecc.. Le trascrizioni parola per parola delle reazioni di ciascun soggetto a ogni vignetta furono trascritte e rese in una forma compatibile con il programma. Furono identificati tre livelli o unità: il livello della frase (valutazione MIC), il livello del paragrafo (valutazione MAC) e uno per la vignetta nel suo insieme (valutazione V). Il presente lavoro riporta solo i risultati per la valutazione MAC, considerando così il CT a livello del punto d'urgenza (vedi Stratchey, 1934) o momento critico (Elliott, 1984). Con il SATO i nostri dati grezzi sono costituiti dal numero di parole che furono attribuite a una specifica categoria del CRS. I risultati vengono così espressi con un punteggio percentuale che rappresenta la proporzione di parole generate all'interno di una data categoria rispetto al numero totale di parole prodotte dal campione. Solo questa più semplice funzione di SATO è stata qui utilizzata.
 
Risultati
 
Valutazione dell'attendibilità
 
I risultati mostrano che venticinque ore di esercitazione portano generalmente a un'alta concordanza fra due giudici e a una buona stabilità nel tempo (* >= .80). Inoltre l'attendibilità fra giudici misurata con il coefficiente di kappa (k: Cohen, 1968) per le tre categorie principali mostra un coefficiente medio di .76. Inoltre il coefficiente di correlazione intraclasse (ICC*:; Bartko, 1976) per le quattro categorie principali mostra una tendenza media di .77 con alcune variazioni (.50 >= * ¾ .90). Il valore più basso (* = .50) è assegnato alla categoria emergenza. Un minuzioso esame rivelò che questo era dovuto a difficoltà nel differenziare fra le categorie emergenza contenuta e immersione. Globalmente, questi risultati appaiono molto incoraggianti considerata la complessità dell'obbiettivo.
 
Struttura interna del CRS
 
La struttura interna del CRS è stata studiata attraverso il modello di intercorrelazione delle categorie del CRS (vedi tab. 5).
 
Tabella 5. Correlazioni tra le Categorie del CRS
 
Oggettivo- Reattivo Riflessivo Emergenza Immersione Elaborazione
Razionale
 

Reattiva -.04
Riflessiva -.06*** -.83**
Emergenza -.07 -.15 .16
Immersione -.41*** -.45*** .59*** -.01
Elaborazione -.01 -.26** .21* -.12 -.21*
Intervento -.23* -.35** .41*** -.03 -.40*** .08

 
n = 90
* p < .05
** p < .01
*** p < .001
 
Considerando per prima cosa le tre principali categorie ci si aspetta che anche questi stati mentali non mostrino né alcuna correlazione né forti correlazioni negative, data la loro natura chiaramente differenziata e talvolta in antagonismo. I risultati mostrano che la riflessiva è correlata negativamente con la reattiva (* = -.83, p <.001). La natura opposta degli stati mentali riflessivo e reattivo è confermata da questa correlazione e da tre correlazioni negative fra la reattiva e le subcategorie dell'attività riflessiva (* reac-im = -.45, p < .001; * reac-el = -.26, p < .01; * reac-in = -.35, p < .001). Questo può essere interpretato con il significato che il reattivo e il riflessivo sono stati mentali competitivi (agire reagire contro riflettere pensare). Questo sembrerebbe andare di pari passo con la dicotomia di base elaborata dagli psicologi sociali (es. Duval & Wicklund, 1972) sulla attenzione centrata su di sé e sulla distinzione fra stati mentali del Sé come oggetto e del Sé come soggetto. Anche razionale e riflessivo sono correlati negativamente, ma in misura più moderata (* = -.60, p < .001). Ciò fa luce ancora di più sul fatto che riflettere come soggetto è piuttosto chiaramente distinto, e quindi parzialmente incompatibile, dall'assumere un atteggiamento di pensiero oggettivo-razionale come osservatore distante. In più razionale e reattivo non sono correlati (* = -.04, n.s.). In conclusione questo sembrerebbe significare che la più cruciale dicotomia non deve essere rilevata fra oggettivo (cioè razionale) e soggettivo (cioè reattivo) ma, forse, all'interno del soggettivo-affettivo, fra la partecipazione inconsapevole (cioè reattiva) e la partecipazione consapevole (cioè riflessiva).
Esaminando la struttura interna della categoria riflessiva stessa i risultati della tabella 5 mostrano che l'immersione, o empatia di base, è la più influente di tutte le categorie riflessive, come viene mostrato dalle correlazioni moderatamente alte fra le due (* ref-im = .59, p < .001), in contrasto con le più modeste fra le altre sottocategorie e la riflessiva totale. Solo l'emergenza non sembra contribuire al CT riflessivo.
 
Confronto fra gruppi
 
Il confronto fra gruppi è stato reso possibile per mezzo di una analisi fattoriale a due-fattori (3 orientamenti X 2 livelli di esperienza). Le due vignette sono qui considerate come aspetti differenti di uno stesso fenomeno; tuttavia, vengono considerate come una singola osservazione.5 Sono state utilizzate sette variabili dipendenti, definite da ciascuna delle seguenti sette categorie del CRS (vedi tab. 1): oggettivo-razionale, reattiva, riflessiva, emergenza, immersione, elaborazione e intervento.
 
Categorie Oggettivo-Razionale, Reattiva e Riflessiva
 
Categoria Oggettivo-Razionale. Considerando prima la categoria oggettivo-razionale, i risultati mostrano che i terapeuti adottano una posizione oggettiva il 12% delle volte. Questa proporzione è relativamente bassa considerando l'insistenza con cui questi modelli devono essere costantemente rinnovati, adattati e rivalutati per consistenza ed efficacia (e.g. Greenson, 1960; Nisbett & Ross, 1980; Peterfreund, 1983; Strohmer, Shivy & Chiodo, 1990). Passando all'analisi della varianza, in primo luogo, i cognitivo-comportamentali mostrano una chiara tendenza a tenere una posizione più oggettiva rispetto agli altri due gruppi [F (2, 84) = 9.8, p < .001; XPSY = 6.4; XHUM = 9.9; XBEH = 21.0]. Tuttavia effetti molto significativi legati all'esperienza e all'esperienza dell'orientamento teorico forniscono la prova che sono i cognitivo-comportamentali esperti che più frequentemente si trovano in una posizione razionale [F (2,84) = 3.72, p < 05; XALTRI = 8.5; XBEH-ESP = 31.6]. Questo è in accordo con l'insistenza, all'interno di questa scuola, sul valore di un certo tipo di distanziamento oggettivo razionale.
Categoria Reattiva. La categoria reattiva rappresenta il 19% di tutte le attività del CT. Come ci si aspettava, non è stato notato alcun effetto correlato al tipo di orientamento. Ma, contrariamente alle previsioni, è stato osservato un effetto significativo dell'esperienza, risultando, sorprendentemente, i terapeuti esperti più soggetti a queste reazioni dei colleghi principianti [F (1,84) = 7.62, p < .01; XNOV = 12.7; XEXP = 25.5]. Sembra che una più grande proporzione di esperti si sia sentita autorizzata, o in qualche modo provocata, a reagire impulsivamente al materiale clinico.
Categoria Riflessiva. La categoria riflessiva è di gran lunga la più frequente, oltre il 69% di tutte le forme. Gli umanisti riflettono sulle loro reazioni soggettive un po' più dei loro colleghi [F (2,84) = 8.06, p < .01; XPSY = 73,60; XHUM = 77,7; XBEH = 54.20], seguiti dagli psicodinamici e dai cognitivo-comportamentali, come si prevedeva. Ma, sorprendentemente, e contrariamente a tutte le previsioni, i principianti sono più riflessivi dei terapeuti esperti [F (1,84) = 24.27, p < .001; XESP = 55.9; XNOV = 81.1), la qual cosa è da mettere in relazione con il risultato precedente, cioè una più grande proporzione di risposte reattive da parte dei terapeuti esperti.
Forse il fatto che i principianti siano ancora in training incoraggia in loro una genuina disponibilità a descrivere la loro esperienza immediata come soggetti.
Fattore sesso: alcuni risultati che mettono in risalto la differenza sessuale nel modo in cui i terapeuti percepiscono i loro pazienti sono apparsi in letteratura (Jones & Zoppel, 1982). Considerando che la proporzione di soggetti maschili e femminili è molto diversa tra il gruppo dei principianti e quello degli esperti, è di fondamentale importanza valutare i possibili effetti confusivi di questo fattore sui risultati precedenti. Per valutarne l'influenza, è stata applicata un'analisi della varianza su di un sottogruppo di campione costituito da 40 soggetti, dove terapeuti uomini e donne erano equamente distribuiti indipendentemente dal loro rispettivo livello di esperienza, ma confondendo il fattore scuole di provenienza. I risultati mostrano che il sesso del terapeuta non contribuisce alla differenza tra i gruppi [oggettivo-razionale: F (1, 36) = 0.92, n.s.; reattivo: F (1, 36) = 0.67, n.s.; riflessivo: F (1, 36) = 1.60, n.s.]. Inoltre sono state applicate accurate analisi discriminanti sull'intero campione di 90 soggetti includendo scuola, esperienza, età e sesso come fattori predittivi. Nuovamente i risultati hanno confermato che il sesso non contribuisce in modo significativo a giustificare la varianza. L'interrogativo sull'effetto del fattore sesso riguardo all'uso da parte del terapeuta delle proprie reazioni interne rimane, naturalmente, aperto, ma, in questo campione, tale fattore non ha direttamente contribuito. Torniamo ora a ciascuna delle quattro fasi della categoria riflessiva generale.
 
Sottocategorie riflessive
 
La distribuzione di emergenza, immersione, elaborazione e intervento all'interno della generale categoria riflessiva è rispettivamente 2.5%, 36%, 6.5% e 24%. Ciò mostra una prevalenza dell'empatia e dell'intervento rispetto all'emergere (periferico) di associazioni libere o elaborazione avanzata.
Emergenza. Per le reazioni emergenti, i risultati non mostrano effetti significativi. Dato che l'emergenza rappresenta solo il 2.5% dell'attività riflessiva, ciò mostra che i nostri soggetti per la maggior parte del tempo si muovevano al di là dei contenuti emergenti nell'area di preoccupazione empatica e identificazione di prova, non tollerando apparentemente per lungo tempo l'incertezza del non sapere, implicita nella fase di emergenza.
Immersione. Riferendosi al processo successivo delle identificazioni di prova, i risultati non mostrano effetto di tendenza, che significa, contrariamente alle aspettative, che questa attività di tipo empatico non è una capacità o attitudine esclusiva degli umanisti ma è, piuttosto, un atteggiamento condiviso dai diversi orientamenti. Questo risultato sostiene le ricerche sui fattori comuni in terapia dove l'empatia viene percepita come un fattore condiviso (Frank, 1982; Levant & Shlien, 1984; Patterson, 1984). Inoltre, i terapeuti inesperti tendono [F (1,84) = 14.69, p < .001], molto più degli esperti, a identificarsi con il terapeuta o con il paziente, come persona o come partecipante [XNOV = 43.36; XEXP = 25.57]. Tale risultato è sorprendente e contrario alle aspettative. In un certo senso è il contrario e certamente il corollario di quello osservato per la categoria reattiva ove erano gli esperti a essere più reattivi nei loro protocolli e i due ancora una volta mostrano una correlazione negativa.
Elaborazione. L'elaborazione, lo stato mentale riflessivo più sofisticato, rappresenta solo un piccolo 6% di tutte le attività controtransferali. I risultati non mostrano un effetto significativo su nessuna delle tre variabili indipendenti. Inoltre, nessuno dei terapeuti cognitivo-comportamentali inesperti produsse una singola sezione che potesse essere classificata come una elaborazione. La complessità di questo processo può spiegare la rarità di questa categoria. In realtà tali elaborazioni sono caratteristiche solo di pochi fra i nostri soggetti a orientamento umanista e dinamico: meno del 20% di tutti i soggetti. Nella ricerca futura sarà necessario considerare tali fattori interpersonali del terapeuta come la complessità cognitiva e affettiva, la maturità o la sensibilità all'importanza di queste pressioni così come emergono nella relazione terapeutica (transfert), per spiegare queste differenze individuali, piuttosto che la convinzione teorica o l'esperienza, come è stato fatto qui.
Intervento. Non emerge un principale orientamento o effetto esperienza per la categoria intervento. La nostra ipotesi non viene confermata dal momento che i terapeuti di tutti gli orientamenti immaginano se stessi formulare interventi da diverse parti del ciclo in proporzioni comparabili [F (2,84) = 0.29, n.s.; XPSY = 25.6; XHUM = 25.1; XBEH = 21.9]. Infine considerando gli interventi basati su di un ciclo completo (sia nascosto, soppresso o comunicato), che implica l'aver proceduto attraverso un ciclo riflessivo completo dall'emergenza all'immersione ed elaborazione, si scopre che, a un tale grado di sofisticazione e complessità, pochissimi soggetti, di qualsiasi gruppo, funzionano ancora. Per esempio, nessun soggetto appartenente al gruppo di terapeuti cognitivo-comportamentali esperti raggiunge questo livello in nessuna delle due vignette; lo stesso vale per i terapeuti esperti a orientamento psicodinamico quando si trovano di fronte a una paziente borderline o per terapeuti inesperti a orientamento umanista di fronte a un paziente ossessivo. Detto in altre parole, colpisce che meno del 12% di tutti i terapeuti esperti fossero in grado di riflettere, elaborare e comunicare almeno per una sezione per un ciclo riflessivo completo, mentre il 24% degli inesperti lo faceva.
 
Discussione
 
Le proporzioni generali per i tre principali stati, reattivo, oggettivo-razionale e riflessivo, mostrano che i processi riflessivi rappresentano la porzione maggiore, con il 69% di parole prodotte, mentre il reattivo e l'oggettivo-razionale si dividono in egual proporzione l'attività rimanente. Inoltre, un intervento pienamente meditato generato da una attività riflessiva completa delle quattro fasi è il tipo più raro, con solo il 3% di tutte le parole.
I risultati della matrice di intercorrelazione hanno fornito un sostegno incoraggiante alla struttura logica del CRS. La natura distinta e opposta delle tre forme del CT è stata confermata dai risultati che mostrano che le categorie oggettivo-razionale e reattiva non sono correlate. Pensare come un osservatore distaccato è chiaramente non correlato al reagire impulsivo, tanto che questi due stati non vengono considerati come antagonisti. Comunque la categoria riflessiva si correla negativamente con la modalità reattiva in un modo tale da farci supporre che questi due stati mentali soggettivi siano più chiaramente in antagonismo o in contraddizione. Come indicato nel protocollo della tabella 4, l'elaborazione retrospettiva appare un momento cruciale fra la modalità reattiva e quella riflessiva, definita da un qualche tipo di capacità metacognitiva, un punto di svolta nella consapevolezza della propria situazione e successiva a un momento di reattività impulsiva.
Era stato ipotizzato che gli orientamenti teorici non sarebbero stati il fattore distintivo per le risposte reattive, o le cosiddette macchie cieche. Infatti tutti i gruppi hanno mostrato una equivalente proporzione di categoria reattiva. È anche emerso, come previsto, che i cognitivo-comportamentali indulgono più frequentemente nell'attività oggettivo-razionale, mentre gli altri due gruppi non mostrano differenze. Questo dovrebbe essere messo in relazione all'insistenza, tipica di questa scuola di pensiero, nel mantenere una posizione oggettivo-distaccata.
Ci si aspettava che gli umanisti e gli psicodinamici fossero più profondamente operativi nell'attività controtransferale del ciclo riflessivo che i cognitivo comportamentali. In realtà è stato osservato che gli umanisti mostrano questa caratteristica genericamente distintiva ma solo poco più di quanto facciano gli psicodinamici seguiti dai cognitivo-comportamentali. Questo potrebbe essere dovuto alla maggior proporzione di empatia di base (immersione) all'interno della categoria riflessiva. Ma all'interno delle categorie riflessive nessun effetto orientamento è stato notato per alcuna sottocategoria. Per quanto possiamo vedere esiste un solido terreno comune fra gli psicologi a orientamento umanistico e psicodinamico, siano essi esperti o inesperti, rispetto alle fasi di base della consapevolezza che costituiscono il punto cruciale dell'attività controtransferale riflessiva in questo studio. Ci si aspettava che i terapeuti esperti avrebbero mostrato una maggiore tendenza a impiegare il loro tempo nelle fasi più avanzate dell'attività riflessiva, mentre altre categorie non avrebbero mostrato tale differenza. Ma, sorprendentemente, le reazioni inconsce sono state osservate con più frequenza negli esperti piuttosto che negli inesperti. Gli inesperti erano in qualche modo più riflessivi che gli esperti (più del 20% in più). Perché era così Nello studio di Strupp (1958), citato in precedenza, vi era stata qualche indicazione che i terapeuti inesperti fossero più capaci di sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti del paziente rispetto agli esperti. Ma questo studio aveva anche mostrato che i terapeuti esperti fornivano un numero maggiore di formulazioni superiori. È impossibile sapere se una formulazione superiore significa una comprensione proveniente da un'attività razionale o da una elaborazione riflessiva. È necessario che prima vengano riverificati questi risultati.
Possono essere prese in considerazione numerose ragioni per la maggior proporzione di categoria reattiva per i terapeuti esperti.
La più probabile parte dal fatto che la maggior parte dei principianti sono attualmente in training e sono, come risultato, in modo specifico incoraggiati a mantenere un atteggiamento aperto nei confronti del loro potenziale contributo al processo. Contemporaneamente, si potrebbe dire che gli esperti si permettono di reagire o hanno il "coraggio" di percepire l'intensità dell'interazione immaginata al punto da perdere per un momento la loro obbiettività. Il punto cruciale non è reagire o non reagire, quanto piuttosto quello di perdere o mantenere la capacità di ricapitolare o di riflettere retrospettivamente sulla propria reazione in relazione con lo svolgersi del processo in corso.
Il CRS appare come una promettente, valida operazione di misura di parecchi aspetti correlati al CT. Tuttavia questi risultati sono chiaramente solo un tentativo. Il lavoro futuro dovrà allargare la nostra conoscenza dell'attività riflessiva e al suo sviluppo attraverso il training e l'esperienza. Le vignette sono facili da usare e sembrano appropriate dato che funzionano come un eccellente schermo per proiezioni e identificazioni, creando una situazione e un compito che abbiamo trovato sorprendentemente motivante per i nostri soggetti. È necessario però che espandiamo e diversifichiamo il campione delle situazioni cliniche prese in esame con tipi differenti di vignette e relative patologie e situazioni cliniche. Questo è anche assolutamente necessario per contrastare e comparare le reazioni ottenute con la situazione illustrata delle vignette con quelle ottenute dall'intervista ai terapeuti sollecitati a rispondere immediatamente dopo una seduta con uno dei loro pazienti. La validazione del costrutto si gioverebbe di un confronto crociato fra il CRS e altri strumenti, per esempio l'attività referenziale (Bucci, 1991), o il considerare l'attività riflessiva come un processo metacognitivo, ecc.
L'ipotesi che ci sia una relazione necessaria tra la capacità del terapeuta di produrre più attività riflessiva e meno risposte reattive, e un risultato positivo, deve anch'essa essere testata. Per esempio, la strategia di ricerca sviluppata dal gruppo Vanderbilt, che compara differenti risultati psicoterapeutici e mette in relazione questi sottogruppi di diadi paziente-terapeuta alle varie misure del processo interpersonale (Henry et al. 1986, 1990; Strupp, 1980), può essere vista come potenzialmente utile in quest'ottica. Si potrebbe verificare l'ipotesi di una relazione tra il CRS e misure più dirette dei processi interpersonali (attraverso un metodo di processo di rievocazione, in reazione alle proprie sedute con i reali pazienti). Si potrebbe quindi ritenere che un maggior numero di profili positivi al CRS (cioè una più alta proporzione di riflessivi e una minore di reattivi) sarebbe correlata a un esito positivo.
 
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1 The effects of theoretical orientation and experience on rational, reactive, and reflective countertransference, in «Psychotherapy Research», 3 (2) 1993, pp. 77-94. Traduzione italiana di Chiara Morandi e MarinaCarla Verga. Per gentile concessione della Guilford Press Inc., New York.
2 Mac. = classificazione macroscopica o "punto di emergenza affettiva".
Mic. = classificazione microscopica o "pensiero momentaneo".
3 Mac. = valutazione macroscopica o "punto di urgenza affettiva".
Mic. = valutazione microscopica o "pensiero momentaneo".
4 Mac. = valutazione macroscopica o "punto di urgenza affettiva".
Mic. = valutazione microscopica o "pensiero momentaneo"

5 Il fatto che ciascuna patologia sia presentata una sola volta non permette una adeguata valutazione degli effetti della stessa. A questo punto dello sviluppo del CRS abbiamo valutato più conveniente restringere il confronto agli effetti del livello di esperienza e dell'orientamento Una correlazione di * = .62 fra i punteggi REF per la vignetta 1 e la 2 forniscono prova di una relativa coerenza trans-situazionale, e quindi una certa attendibilità (vedi Pannonen, 1984) che permette di considerare il punteggio medio delle due vignette come una variabile dipendente relativamente forte.