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Società e salute


SVILUPPO ECONOMICO O SVILUPPO UMANO ?

Abbiamo chiesto ad un economista una breve analisi critica sulla società attuale riguardo a questo tema. Pubblichiamo, con piacere, le sue riflessioni, che condividiamo, considerandole un invito, anche per altri, ad inviarci le proprie.

Famiglie distrutte, criminalità dilagante, giovani disorientati e senza ideali, violenza senza limiti, città degradate.
Ecco l'immagine di una società in crisi.
Eppure sembra che i partiti, la classe dirigente ed i mass-media dell'Italia vogliano occuparsi solo di problemi economici, discutendo di economia globale, di privatizzazioni, di borsa, di tassi di interesse, di euroeconomia, insomma di sviluppo economico. Il mercato e l'efficienza economica sembrano essere diventati il riferimento assuluto del vivere umano.
Anche le stesse timide risposte del Governo, imposte più dalla necessità che dalla convinzione, rispondono ad una logica economicistica.
Basta guardare agli sgravi fiscali alle famiglie in difficoltà, alla lotta alla delinquenza con aumenti alle forze dell'ordine, ai tentativi di liberalizzare le droghe per contrastare i traffici degli spacciatori e per combattere la violenza giovanile, cui si offrono scuole pubbliche e private con pari contributi previdenziali, alle campagne di potenziamento della milizia urbana, come se il degrado fosse fisico e non morale.
Tutte risposte sbagliate, che eludono il vero problema.
Ed il vero problema è che il primo sviluppo, di cui bisognerebbe occuparsi è lo sviluppo dell'uomo, che va collegato al centro di una nuova visione della vita, della società e del mondo. Che deve basarsi innanzitutto su una nuova cultura, che privilegi le ideologie e le differenze in luogo dell'appiattimento, che esalti il dovere e i sacrifici in luogo del guadagno facile, che accetti il dolore e la sofferenza in luogo della pillola, anche di ecstasy, per allontanarli. E che creda anche nella famiglia come nucleo fondamentale della comunità umana e della difesa della vita, come riferimenti delle proprie radici e della propria identità, che si sostanzia anche nel senso di appartenenza ad una patria comune.
Su questi valori si costruisce un consorzio umano che, con comunione di intenti, potrà risolvere, con risposte amche implicite in se stesso, le occorrenze economiche.
L'aver ribaltato il vero problema dell'uomo è il dramma dell'umanità attuale.
Occorre pertanto stimolare un'aggregazione di uomini liberi, che credano nella supremazia della cultura rispetto alla politica e all'economia e che siano convinti, nel profondo dell'animo, che lo sviluppo umano è un prius rispetto allo sviluppo economico.
Questi uomini devono essere certi di servire un'idea superiore, senza compromessi e tradimenti, come i chierici di Julien Benda. Un'idea che risolva definitivamente in favore del primo il dilemma tra l'essere e l'avere di Enric Fromm.
Solo così si potrà concludere con il Manzoni che "bisognerebbe pensare più a far bene che a star bene e così si finirebbe anche a star meglio".