Quaderni Monotematici

PSICOLOGIA E RELIGIONE: QUAL' E' IL CONFINE
Giornata di studio

Matrimonio e psicoanalisi:
il discorso d'amore non ha più (sacri) misteri?

22 ottobre 2004


Chiara Morandi


Dal silenzio alla parola



Farò solo una brevissima riflessione per sottolineare nel mondo odierno un

almeno auspicabile passaggio, cioè, se mi consentite questa espressione un

po’ concentrata, il passaggio dalla cultura della fusione alla cultura della

differenza e dell’alterità: intendo dire, per quanto riguarda l’argomento che

trattiamo oggi, dall’amore inteso come fusione all’amore inteso come

rispetto dell’altro.

Parlare qui oggi di rispetto vorrebbe dare una delimitazione concettuale o

filosofica al tema del matrimonio, in quanto vorrebbe individuare

nell’etica le condizioni preliminari dell’esperienza salvifica per l’uomo

contemporaneo.

Questa esperienza salvifica la intenderei nel senso di una “disposizione

religiosa” dell’uomo come sostiene il filosofo indù spagnolo Raimon

Panikkan, volta a superare il “ teismo” della tradizione ebraico-cristiana

attraverso una partecipazione spirituale dell’uomo in Dio.

In questo senso l’”idea” del matrimonio diventa un insieme di caratteri

etici che rientrano nella più generale idea filosofica dell’uomo.

Credo che le parole migliori per esprimere l’incontro uomo-donna e

qualificare questo altro, questa alterità siano quelle del filosofo Levinas

(chi ha partecipato al convegno organizzato qui lo scorso anno su religione

e psicoanalisi mi ha già sentito citare questo autore poiché è un filosofo che amo

molto).

Secondo Levinas l’impegno morale ( o se vogliamo l’etica del rispetto)

non è altro che la risposta dell’uomo all’iniziativa salvifica di Dio, che

irrompe nella storia “dal di fuori”. L’uomo riceve la salvezza e nello stesso

tempo ne è l’artefice, ma tutto questo necessita di un elemento

imprevedibile (e di conseguenza traumatico o violento) che va al di là

dell’impegno umano, questo evento deve essere ricondotto alla relazione

intersoggettiva e corrisponde all’irruzione traumatica dell’alterità e della

trascendenza inscritte nel volto dell’altro uomo.

Quello che allora io vorrei intendere come passaggio dall’amore come fusione

all’amore inteso come rispetto dell’alterità, fonda le radici sull’irruzione

traumatica del volto dell’altro o mi piacerebbe dire che il passaggio si attua in un

percorso che va, attraverso questo riconoscimento dell’altro, dal silenzio alla

parola.

Ancora Levinas in “Totalità e Infinito” dice: “La congiuntura tra me e

l’altro è l’accoglimento, di fronte faccia a faccia dell’altro da parte mia,

che non è modificazione dell’a fianco di. Anche quando avessi legato

l’altro a me attraverso la congiunzione e, l’altro continua a starmi di fronte,

a rivelarsi e rivelarmi nel suo volto. Immancabilmente l’altro mi sta di

fronte ostile e amico, mio maestro e mio allievo. Egli è, rimane e deve

rimanere lo Straniero”.

Parole un po’ inquietanti per gli sposati, o quelli che lo sono stati o lo

saranno.

D’altra parte forse un punto di avvicinamento tra cristianesimo e opinione

comune , come sostiene un altro noto filosofo odierno, Xavier Lacroix, è

l’avvicinamento dell’amore all’alleanza. Nella Genesi Eva viene definita

come “alleato che sta di fronte”.

Non vorrei dire delle stupidaggini poiché non sono molto esperta

sull’argomento ma forse il discorso della costola di Adamo ci ha un po’

messo in confusione….., sta di fatto che leggendo bene i due della coppia

non sono complementari, cioè io non sono ciò che manca a lui e lui non lo

è per me. Siamo due interi chiamati ad incontrarci e a parlarci: almeno

questa potrebbe essere la sfida dell’epoca contemporanea.

Lavorando come psicoterapeuti con coppie cosidette patologiche, ma

preferisco dire lavorando ognuno sulla propria coppia interna, ci si trova di

fronte ogni giorno alla difficoltà di abbandonare questa chiamamola

categoria fusionale. Si tratta di abbandonare la categoria della solitudine,

dell’autosufficienza, della perfezione onnipotente, della totalità, e andare a

cercare.

Più che mai collegato all’amore potremmo sottolineare oggi che un altro

aspetto della natura dell’uomo è il desiderio che svela l’incompiutezza

della nostra realtà, ma desiderare significa orientarsi fuori di sé, essere

qualcosa oltre se stessi, superarsi più che riempirsi, va oltre al bisogno, è

un discorso anche qui etico e non psicologico.

Si tratta insomma di considerarsi un po’ dei nomadi alla ricerca di un

aspetto più dinamico.

Forse potremmo considerare il matrimonio, come sacramento, non una

“verità assoluta” (e potente), ma un divenire e forse in questo consiste

proprio il suo aspetto di mistero sacro.

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