Quaderni Monotematici

PSICOLOGIA E RELIGIONE: QUAL' E' IL CONFINE
Giornata di studio

Matrimonio e psicoanalisi:
il discorso d'amore non ha più (sacri) misteri?


22 ottobre 2004


Quirino Quisi

Progetto e Testimonianza: per una nuova cultura del Matrimonio Cristiano



Che significato può avere per uno Psichiatra e Psicoterapeuta, oggi, suscitare riflessioni sul matrimonio?
A ruota libera, mi sono lasciato sollecitare da una cascata di pensieri che irrompono nella mente, portatori di tante discussioni, recriminazioni e sofferenze raccolte tra gli androni di un Manicomio nella seconda metà degli anni settanta o nei caotici repartini post-180 o nei più silenziosi studi di psicoterapia, dove tanta gente viene a depositare le proprie angosce, fiduciosa che almeno lì una persona riesca a porti ascolto e ad arrecare sollievo per almeno una cinquantina di minuti al fine di poter, poi, rientrare nella mischia della vita, fiduciosa ed un po’ illusa di riuscire, ancora una volta e nonostante tutto, a farcela.
L’altro giorno una giovane donna, in trattamento per una forma di disadattamento esistenziale, mi ha raccontato del suo conflittuale rapporto con il padre, che spesso era ricoverato in Manicomio per i suoi agiti violenti: era come se le urla atterrite della sua famiglia riprendessero vigore dalle sue parole che a stento riusciva a sussurrarmi, denunciandomi una profonda estrema sofferenza.
Ma che famiglia era? E chi aveva potuto “avvallare” una simile perversa unione?
Nessuno sorvegliava sul malessere patito in quella famiglia: la Società e la Chiesa perché erano assenti? E l’osservanza del comandamento della Carità?
Ricordo che una notte, chiamato in urgenza durante un servizio di reperibilità presso il Reparto Psichiatrico Ospedaliero della mia città, non ero riuscito a trattenere le lacrime nell’osservare questa straordinaria scena che vi voglio illustrare.
Una donna era stata appena “salvata” dal marito, che l’aveva strappata al vuoto di un ponte, in un forte istinto suicidiale di precipitazione: la stava abbracciando dolcemente, nella notte, dopo l’avvenuto ricovero della donna, ricoprendola di teneri baci, fortunatamente mancata suicida, confidandole sottovoce che l’amava molto e che era contento d’averla sposata.
Io, furtivamente, spiavo da fuori della stanza ogni loro gesto, vergognandomi non poco, cercando di carpire ogni loro parola e ogni loro sensazione.
Incuriosito, forte del mio ruolo e cosciente della mia capacità empatica, richiesi all’uomo il segreto di tanto amore: “Noi abbiamo avuto sempre Progetti, nonostante la malattia depressiva di mia moglie. Maria attraversa, spesso, momenti tenebrosi come questo, ma, poi, dopo i ricoveri, ritorna ad essere la donna che ho conosciuto, che ho sempre rispettato e che spero d’amare per tutta la vita”. Nella notte, mentre compilavo il foglio di ricovero, riflettevo su quanto mi era stato detto: quali sacrosante parole intrise di una verità semplice! Psichiatria è, anche, la semplice osservazione di questi “quadretti famigliari”. Quante volte ho appreso, “spiando” queste semplici storie di vita vissuta, apprendendo dal vivo “sonore” lezioni di vita! Nessun oblio per Martin Heidegger, quando sentenzia: “…La prassi informa la teoria”.
Il Progetto è la parola chiave d’ogni Relazione verace e duratura nel tempo, credibile e degna di ottenere fiducia e disponibilità.
Tutto il resto mi appare una mera chiacchiera, una sterile dichiarazione d’intento, mendacia, illusione e sofferenza assieme.
Allorquando due Persone si promettono solidarietà e sussidiarietà possono divenire una forza prorompente, capace di creare un dilagante entusiasmo, riuscendo a mietere proselitismo in questo mondo solo apparentemente inerte ed incapace d’amare.
Tanta gente mi rivela, all’interno delle relazioni psicoterapiche, di nutrire un intenso desiderio d’amare ed una voglia d’intimità, ma ne ha paura, perché ignora i fondamentali della conoscenza dei sistemi valoriali, intrinseci alla relazione di coppia.
Nella nostra cultura narcisistica, perfino, sulla persona amata si proietta il nostro egocentrismo: ci s’illude di essere innamorati, travolti da un’acritico tifone edonistico.
Si ricercano solamente momenti, che debbano “forzatamente” apparire sereni.
Sia lungi da noi l’ombra della sofferenza: è fastidiosa, deve essere negata ed allontanata, altrimenti la relazione ne risulta profondamente intaccata e rovinata! Come si è tentato in questi anni di nascondere la malattia, la morte e tutto ciò che arreca fastidio, preoccupazione e tristezza, così si cerca di vivere un rapporto “dove tutto ruota attorno a TE”, inscritto in un’inesistente area "anestetica”.
Chi pratica psicoterapia, a livello pubblico o privato, è a conoscenza della sofferenza di tante persone che verificano, a distanza, l’esito di una cattiva scelta affettiva, immediata perché effettuata con il “cuore”, sulla scorta di forti emozioni e “mediata magari dai suggerimenti erronei” di falsi ed inattendibili testimoni.
Voglio contraddistinguere questi miei sparsi pensieri con due semplici parole: Progetto e Testimonianza.
Noi psicoterapeuti, moderni educatori, effettuiamo con i nostri interventi condivisi dal paziente una serie di Progetti.
Noi possiamo aiutare chi si affida alle nostre cure, cercando di far evidenziare costantemente ai nostri pazienti la presenza salvifica del Progetto.
L’esistenza di un Progetto di Vita crea un cammino, una strategia, un sinergismo di coppia, un nuovo entusiasmo, che riesce a dare “un senso alla vita” stessa.
Riesce, anche, a mietere proseliti e a ridonare al mondo una speranza di fiducia.
L’avere la consapevolezza che chi vive accanto a te sta conducendo la sua esistenza con te e per te, dimostrandoti uno straordinario senso d’accoglienza e offrendoti rispetto e dedizione, con il desiderio di voler camminare a lungo ed il più possibile con te per la tua congenialità può riuscire a rilanciare, in modo credibile, il concetto del matrimonio cristiano.
Negli anni in cui ho collaborato con alcune realtà rurali del Nordest del Brasile, ho potuto assistere ad un numero ridotto di matrimoni cristiani: pochi, ma credibili, in quanto la Chiesa locale verificava la presenza del senso cristiano del matrimonio, per poter concedere la propria benedizione e il proprio assenso con il “placet” della Comunità tutta.
La gente delle favelas, in cui operavo come Medico Psichiatra Missionario, vegliava (e n’era costante testimonianza attraverso una vivida sorveglianza) sulle future giovani coppie.
Questi semplici “contadini” riuscivano a percepire se in quelle poche ed elette coppie fosse presente il desiderio di “fare un comune progetto di vita”, secondo gli insegnamenti della Santa Chiesa Cattolica.
Ovviamente, il compito del Sacerdote officiante risultava facilitato: il matrimonio era una naturale e conseguente acclamazione-ovazione di una pubblica testimonianza d’affetto, riconosciuta “in toto”dalla Comunità Cristiana d’appartenenza.
Nella nostra realtà occidentale chi testimonia la nuova unione? Che significato ha oggi essere i Testimoni di Nozze in un Matrimonio Cristiano? Perché nei momenti di crisi e di vacillamento (fisiologici e, spesso, necessari per poter verificare la tenuta dell’unione!) non ci si rivolge all’Officiante o ai Testimoni per una verifica, un consiglio ed un’analisi di proposte “curative”?
Ho cercato, in questa manciata di parole, di sollevare suggestioni per poter aprire un dibattito. Mi ritengo un semplice Psichiatra, elettivo Operatore pubblico da sempre, curioso di osservare, dopo circa trent’anni d’attività professionale, che cosa succede nella spiritualità dei nostri assistiti.
Spero di esserci riuscito: non voglio avere la pretesa di serbare soluzioni a portata di mano. Alcuni ricordi di situazioni forti ed atipiche mi hanno convinto a riflettere sulla necessità di ripensare al Matrimonio Cristiano in un modo diverso, più autentico e credibile, più rasserenante e foriero di speranza, matrice stabile di una Società più determinata, meno conflittuale e nevrotica, più stabilmente progressista e, anche, potenzialmente “felice”.




BIBLIOGRAFIA


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